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Depressione grave: una pila per ricaricare il cervello

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Pubblicato il: 18-03-2009
Sanihelp.it - Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 121 milioni le persone affette da depressione. Oggi curare le forme gravi e farmaco-resistenti con una stimolazione alimentata da una pila è la proposta di uno studio condotto dal Centro Clinico per la Neurostimolazione della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con la Clinica Villa Santa Chiara di Verona, pubblicato sulla rivista Journal of Affective Disorders.

Si tratta di una metodica, descritta nel 1998 e poi diffusasi in tutto il mondo, di modulazione non invasiva dell’attività cerebrale denominata Stimolazione transcranica con correnti dirette (tDCS). Non ha nulla ha a che vedere con l’elettroshock e consiste nell’applicazione di due elettrodi sulla cute del cranio che vengono poi connessi a un dispositivo simile a una pila che rilascia una corrente continua di bassa intensità (1-2 mA) per alcuni minuti.
Tale protocollo determina modificazioni funzionali cerebrali senza che il soggetto percepisca alcuna sensazione e che persistono anche per ore dopo che la corrente è stata interrotta.

Lo studio ha valutato l’effetto della tDCS in pazienti con depressione maggiore grave e resistente ai farmaci antidepressivi. 15 pazienti sono stati sottoposti a tDCS due volte al giorno per cinque giorni consecutivi riportando tutti un marcato miglioramento già dopo cinque giorni e che si manteneva per diverse settimane. 

Questa metodica, ancora sperimentale, potrebbe essere utilizzata nel prossimo futuro come terapia coadiuvante nella depressione grave in ambiente ospedaliero o ambulatoriale, consentendo una riduzione del tempo di ricovero e di conseguenza anche un notevole abbattimento delle spese per il Sistema Sanitario Nazionale, che ammontano a circa 15 milioni di euro l'anno.

Sarebbe destinata a quei pazienti - circa il 30% dei 5 milioni di italiani colpiti dalla depressione - affetti da forme molto gravi della malattia, che non rispondono ai farmaci antidepressivi e presentano un elevato rischio suicidario. Nelle forme depressive farmaco-resistenti si registrano almeno tre tentativi consecutivi falliti di trattamento con farmaci differenti. Per tali pazienti gravi sono disponibili trattamenti invasivi e traumatici, spesso poco accettati dal paziente stesso. La loro gestione clinica è spesso complessa e necessita di essere affrontata in ambiente ospedaliero da équipe specializzate.

 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena

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