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Jade Goody: la prevenzione è vita

Mai più come lei

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Pubblicato il: 02-04-2009

La concorrente del Grande Fratello inglese è morta lanciando un messaggio: il tumore all'utero si può prevenire. Ma in Italia il vaccino non è ancora per tutti.

Sanihelp.it - La morte, avvenuta quasi in diretta, di Jade Goody, concorrente del Grande Fratello inglese affetta da tumore della cervice, ha acceso i riflettori su questa malattia che colpisce oggi circa 3.500 donne nel nostro Paese e ne uccide 1.000 ogni anno. Rappresenta attualmente il terzo tumore più diffuso nelle donne dai 15 ai 44 anni.

Jade Goody aveva deciso di mostrare alle telecamere la sua malattia, per contribuire a promuovere informazione e sensibilizzazione. E in parte ci è riuscita: la sua triste vicenda e i suoi ripetuti appelli sull’importanza dei controlli e della diagnosi precoce hanno determinato un incremento del ricorso al pap test fra il 20 e il 50%, con un parallelo aumento delle richieste di vaccino.

«Trasmissioni televisive e testimonial possono esercitare un’importanza determinante e aiutare noi specialisti nel tutelare la salute femminile – commenta Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) - Anche perché il tumore alla cervice, più di altri, colpisce le persone con i livelli di reddito e di istruzione più bassi, con una scarsa integrazione sociale. Situazioni che determinano una minor prevenzione (vaccino e pap test) e una maggiore esposizione ai fattori di rischio. In primis l’infezione da papilloma virus (HPV), responsabile di circa il 70% di queste neoplasie e, a seguire, i rapporti non protetti, l’elevata promiscuità sessuale e altre co-infezioni sessualmente trasmesse».

Era il febbraio del 2007 quando il Ministero della Salute annunciò che l’Italia sarebbe stato il primo Paese europeo ad avviare un piano di vaccinazione pubblica e gratuita per le ragazze di 11-12 anni contro il Papilloma virus.
A distanza di due anni, la copertura nazionale della campagna pubblica di vaccinazione è ancora insufficiente, come rivela l’indagine dell’associazione Donneinrete.net, secondo cui attualmente quattro su dieci delle bambine aventi diritto alla vaccinazione gratuita non sono state vaccinate. La media regionale di copertura risulta essere del 57%.

I vaccini attualmente disponibili sono due: il Gardasil, vaccino quadrivalente, che protegge contro i genotipi 16-18 dell’HPV, responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma uterino, e i genotipi 6 e 11, responsabili del 90% dei condilomi, e il Cervarix, vaccino bivalente, attivo contro i genotipi 16 e 18, responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma uterino.
Dai dati raccolti da Donneinrete.net emerge che 11 Regioni hanno scelto il vaccino bivalente e 10 il quadrivalente. In totale sono state messe a gara poco più di 770 mila dosi utili a vaccinare le 267 mila ragazze nate nel 1997 e oggetto della campagna di vaccinazione avviata nel 2008.

Ci sono Regioni in cui il 55% delle bambine invitate dalle Aziende Usl non si è poi recata nelle strutture sanitarie per ricevere gratuitamente il vaccino. Bisognerebbe capire le ragioni per le quali una quota così alta di utenti non ha risposto all’invito, così come sarebbe utile conoscere quante delle bambine aventi diritto al vaccino gratuito sono state invitate a usufruire di questo diritto e quante no.

«Il principale problema sta nella mancanza di informazione – afferma Rosaria Iardino, presidente di Donneinrete.net - Tante donne non sanno come si forma il papilloma virus, quali rischi comporta e come si cura. Non ci si può stupire che la partecipazione ai piani di prevenzione sia così bassa.
L’informazione spetta alle Regioni e alle Asl. Tuttavia, nei siti web degli assessorati regionali c’è poca informazione sia sul virus che sulla campagna vaccinale. A volte, le persone si sottraggono alle prestazioni per paura del tipo di intervento: andrebbe spiegato, per esempio, che il vaccino viene somministrato attraverso una semplice iniezione intramuscolare.

Peraltro, occorre ricordare che c’è una parte della popolazione che, pur non rientrando nelle coorti delle campagne vaccinali o di screening gratuite, può scegliere di usufruire privatamente di questi strumenti. Ma una persona deve essere messa a conoscenza delle possibilità e posta nella condizione di scegliere sulla base di elementi di scientificità».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Elaborazione Donneinrete.net su dati Istat, assessorati regionali alla SanitÓ e Aziende farmaceutiche

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