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Prima statina che riduce rischio di trombosi venosa profonda

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Pubblicato il: 02-04-2009
Sanihelp.it - I dati della nuova analisi dello Studio Jupiter, presentati durante il 58° congresso dell’American College of Cardiology, svoltosi a Orlando in Florida, e pubblicati sul New England Journal of Medicine, confermano, per la prima volta per una statina, la capacità di ridurre il rischio di formazione di coaguli venosi responsabili di eventi gravi e a volte fatali, alle gambe e alla pelvi (trombosi venosa profonda). A questo risultato si aggiungono le evidenze cliniche sull’efficacia di Rosuvastatina 20 mg nel ridurre il rischio di ictus e infarti.

Secondo lo studio Rosuvastatina 20 mg riduce significativamente il rischio di tromboembolismo venoso rispetto al placebo, tra i pazienti di entrambi i sessi con livelli di colesterolo bassi o normali ma livelli elevati di proteina C reattiva ad alta sensibilità.
Risultati aggiuntivi di questa analisi relativa all’endpoint secondario dello studio JUPITER associano all’uso di rosuvastatina 20 mg una riduzione pari al 55% del rischio di trombosi venosa profonda, la forma più comune di TEV.

Inoltre, secondo una nuova analisi dello Studio Jupiter, i pazienti che raggiungono l’obiettivo di abbassare il colesterolo LDL a un livello inferiore ai 70 mg/dL e le concentrazioni di proteina C reattiva ad alta sensibilità al di sotto di 2 mg/L grazie al trattamento con rosuvastatina 20 mg beneficiano di una riduzione del rischio cardiovascolare superiore ai soggetti, in terapia con placebo, che non raggiungono tale obiettivo.

L'aumento della concentrazione di C-LDL è una delle principali cause dell'insorgenza di malattia aterosclerotica che, evolvendo, porta alla manifestazione dell'evento cardiovascolare. Elevati livelli di PCR, marcatore riconosciuto d'infiammazione, sono un ulteriore fattore di rischio indipendente di malattia aterosclerotica. Quest'analisi suggerisce che Rosuvastatina, oltre a essere efficace sul profilo lipidico, potrebbe avere un impatto su un ulteriore fattore di rischio di aterosclerosi: l'infiammazione.

Nuovi dati confermano inoltre il profilo di sicurezza e tollerabilità di Rosuvastatina che si è dimostrato del tutto simile al placebo anche in pazienti particolarmente delicati, quali i pazienti in emodialisi.
Lo dimostrano i dati di oltre 2.700 pazienti affetti da insufficienza renale in stadio terminale arruolati nello studio AURORA: la frequenza degli eventi avversi nel gruppo trattato con rosuvastatina 10 mg è risultata simile rispetto al gruppo trattato con placebo.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
American College of Cardiology

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