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Farmaci: il 40% degli specialisti non conosce i biosimilari

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Sanihelp.it - In Veneto il 95% degli oncologi e l’80% dei nefrologi, in media quasi il 90% di questi specialisti, utilizza farmaci biotecnologici per i propri pazienti ma il 30% ignora cosa siano i biosimilari, le copie, da poco arrivate anche in Italia, simili ma non uguali ai loro originali biologici.

Gli oncologi veneti utilizzano più biotech della media italiana che si attesta a 91% e assieme ai colleghi nefrologi della regione sembrano anche più aggiornati: in Italia infatti il 40% degli specialisti non sa bene cosa siano i biosimilari, dunque il 10% in più del Veneto. Sono i principali risultati del sondaggio Farmaci biotech e farmaci biosimilari della Fondazione degli Oncologi Medici Italiani (AIOM) e della Società Italiana di Nefrologia (SIN) su un migliaio di specialisti, di cui circa un centinaio in Veneto.

«Dal sondaggio emerge che il 40% di oncologi e nefrologi pensa che la dimostrazione di bioequivalenza, cioè di pari attività, sia sufficiente a qualificare un biosimilare – spiega Marco Venturini, segretario nazionale AIOM e direttore dell’oncologia di Negrar – Non è così. Mentre i biotech sono ottenuti manipolando materiale vivente con tecniche di ingegneria genetica molto sofisticate e variabili, i farmaci di uso più comune derivano da normali reazioni chimiche. 
Per i biosimilari servono studi ad hoc e soprattutto regole e sorveglianza: il problema più grave per i pazienti può essere la reazione immunogenica di copie non sufficientemente controllate. Auspico pertanto che, come già fatto da altri Paesi europei, venga quanto prima approvata una normativa che recepisca le evidenze scientifiche».

Quasi il 70% degli oncologi e il 60% dei nefrologi non sa che i biosimilari sono già disponibili nel nostro Paese. L’80% di oncologi e nefrologi sono d’accordo con i recenti provvedimenti dei Ministeri della salute spagnolo e francese che impediscono al farmacista ospedaliero di sostituire con un analogo biosimilare la prescrizione di un farmaco biotech.

In mancanza di una normativa nazionale, gli oncologi d’accordo a concedere al medico specialista la possibilità di scegliere se dare un originatore o un biosimilare sono il 18%, meno della metà dei nefrologi (40%). Inoltre i nefrologi risultano più incerti rispetto al fatto che ogni farmaco biosimilare prima di ricevere l’autorizzazione debba effettuare un uguale numero di studi clinici, e della stessa qualità, di quelli effettuati per l’originale biotech.

6 oncologi su 10 e ben 9 nefrologi su 10 ritengono concreto il rischio che si crei un mercato di biosimilari a basso costo per esempio attraverso Internet, non controllati e quindi potenzialmente pericolosi. Infine quasi il 100% è interessato a ricevere maggiori informazioni, preferibilmente via Internet.
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di Roberta Camisasca 
Fonte: AIOM, SIN e SIFO
Tags: farmaci biosimilari, farmaci biotech
Revisione: 09-04-2009

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