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Hiv in gravidanza, tra rischi e opportunità

Sieropositiva e incinta: che fare?

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Pubblicato il: 28-04-2009

Sempre più donne scoprono di essere sieropositive in gravidanza. Ma con i farmaci giusti e mettendo in pratica alcuni accorgimenti si può evitare il contagio del feto.

Sanihelp.it - Ogni anno in Italia le gravidanze in donne sieropositive sono alcune centinaia. Oltre il 50% di queste non era pianificato. Una donna su quattro ha saputo solo nel corso della gravidanza di aver contratto il virus dell'HIV, a indicare che molte di esse non hanno eseguito il test prima del concepimento, forse ritenendo di far parte di una categoria a basso rischio.
Sono alcuni dei risultati emersi dal Progetto Nazionale per la Sorveglianza sul Trattamento Antiretrovirale in Gravidanza che, coordinato dall’ISS, studia l'attuale popolazione di gestanti HIV positive presenti in Italia.

L’AIDS all’inizio è stata una sindrome al maschile, interessando per la maggior parte omosessuali, tossicodipendenti ed emofilici. Ma negli ultimi anni il numero delle donne contagiate è progressivamente aumentato, arrivando a 16.5 milioni alla fine del 2007.
In Italia si stima che oggi circa un terzo delle persone HIV positive siano donne (circa 40.000). Di queste l'80% ha dichiarato di aver acquisito l'infezione da HIV dal partner stabile.

Secondo il Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi in Italia la principale via di trasmissione delle nuove infezioni è rappresentata dai rapporti eterosessuali (44,6% dei casi), soprattutto nel caso delle donne: secondo lo studio Icona circa il 60% delle donne ha acquisito l'infezione tramite rapporti sessuali non protetti con uomini sieropositivi.

La diagnosi di infezione nella donna in età fertile implica inevitabilmente la discussione delle problematiche legate alla procreazione. Secondo l’indagine Posit 2008 - POpolazione Sieropositiva ITaliana, più del 27% delle donne HIV positive con meno di 38 anni ha espresso al proprio medico infettivologo un desiderio di maternità.

In Italia il test dell’HIV in gravidanza è rimborsato dal SSN e di routine si effettua nel primo trimestre (ma non è obbligatorio), ed eventualmente al termine della gravidanza se non si è a conoscenza dello stato sierologico del partner. Questo test permette di ridurre il rischio di trasmissione perinatale, in quanto la conoscenza dello stato di infezione permette di avviare tempestivamente interventi appropriati per la salute della donna e del nascituro.

Oggi lo stato di salute della donna sieropositiva può essere tutelato al fine di pianificare e intraprendere una gravidanza, grazie a una corretta impostazione del trattamento antiretrovirale. Esistono infatti farmaci che possono essere assunti anche durante la gravidanza, con un duplice obiettivo: curare l’infezione materna e prevenire la trasmissione materno-fetale. Questi farmaci sono privi di effetti tossici sul feto, caratterizzati da una bassissima incidenza di resistenze e generalmente ben tollerati. Il rischio di contagio passa dal 20-25% in assenza di terapia al 2-3% in presenza di cure.
Le terapie moderne sono in grado di tutelare la salute della donna e del bambino anche nel caso di gravidanze inattese. Per le donne già in trattamento è possibile modificare la terapia.

In associazione alla terapia antiretrovirale, esistono altre misure preventive che permettono di ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione al bambino.
Al momento della nascita (il più rischioso: nel momento del travaglio e del parto avviene il 18% delle trasmissioni dell’infezione) è importante evitare ogni pratica ostetrica, come il parto naturale e l’episiotomia, che aumenti la probabilità di contatto del bambino con liquidi biologici materni. In caso di sieropositività della madre risulta dunque indicato il taglio cesareo. Da evitare anche l’allattamento al seno, responsabile secondo gli studi del 15% delle trasmissioni materno-fetali.
Se la mamma segue una terapia antiretrovirale, le viene praticato un taglio cesareo e non allatta al seno, nel 98% dei casi il bambino sarà HIV negativo.


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