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Tumore renale: addio al bisturi?

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Pubblicato il: 10-10-2001

Secondo un urologo del Texas per alcuni pazienti affetti da un tumore al rene, il conto alla rovescia dei giorni che precedono il momento di “andare sotto i ferri” potrebbe essere un ricordo.

Sanihelp.it - NEW YORK

Secondo un urologo del Texas per alcuni pazienti affetti da un tumore al rene, il conto alla rovescia dei giorni che precedono il momento di “andare sotto i ferri” potrebbe essere un ricordo.

Una tecnica chirurgica chiamata ablazione con radiofrequenze, già utilizzata nella cura di tumori epatici, può eliminare molti carcinomi renali senza intervento chirurgico tradizionale afferma il Dott. Jeffrey Cadeddu del Centro Medico dell’Università del Southwestern Texas a Dallas.

“Verrà rivoluzionata la tecnica tradizionale che si utilizza nel trattamento dei tumori renali” ha dichiarato in un’intervista.

Cadeddu ha spiegato che il trattamento standard per questo tipo di cancro è chirurgico in quanto sia la chemioterapia sia la radioterapia risultano poco efficaci. Quando il tumore è scoperto precocemente si riesce ad asportare chirurgicamente la massa tumorale dal rene.

Gli interventi hanno solitamente esito positivo ma i tempi di recupero post intervento sono lunghi, in quanto viene effettuata un’incisione lungo tutto l’addome o sul fianco ma con la rimozione di una costa. La maggior parte delle persone deve restare in ospedale circa 5 giorni dopo l’operazione ed è necessaria una convalescenza post ospedaliera di alcune settimane.

Negli ultimi anni, in alcuni ospedali americani, gli urologi hanno però hanno cominciato ad asportare tumori renali, di piccole dimensioni, con radiofrequenze.

Con la nuova tecnica il chirurgo inizia l’intervento inserendo un particolare ago nel rene. La punta dell’ago si apre circondando il tumore e il carcinoma viene irradiato con radiofrequenze per pochi minuti. L’elevata temperatura provocata dalle onde radio,circa105 gradi C, elimina il tumore.

Dopo questo trattamento il paziente può tornare a casa lo stesso giorno. Spesso non vengono riportati effetti collaterali tranne un leggero dolore al fianco.

Cadeddu fa notare che il trattamento con radiofrequenze non è indicato per tutti i tipi di cancro al rene. Lui ed i suoi colleghi solitamente utilizzano questa procedura su tumori non più grandi di 3 centimetri di diametro.

La terapia offre i migliori risultati su tumori localizzati nella porzione esterna del rene. Applicare le radiofrequenze su carcinomi situati al centro del rene, può causare complicazioni, come ad esempio sanguinamento o perdita di urina.

L’ablazione con radiofrequenze è una tecnica promettente, ma gli urologi sono cauti nell’uso in quanto sono ancora in una fase embrionale di studio sul trattamento dei tumori renali.

“Non abbiamo alcun dato a lungo termine che dimostri che il risultato raggiunto sia uguale a quello della procedura normalmente utilizzata”, aggiunge il medico.

La nuova tecnica è stata inizialmente utilizzata per la cura di tumori al fegato e solo da due anni si è cominciato ad utilizzarla nei casi di carcinomi al rene, constata Cadeddu. Lui e i suoi colleghi la utilizzano da circa un anno.

Per essere certi della loro completa guarigione, i pazienti vengono seguiti e controllati per cinque anni, è quindi presto per dire se le percentuali di successo della nuova terapia siano le stesse della cura tradizionale.

“Semplicemente è da troppo poco tempo che viene utilizzata per trarre delle conclusioni” ha aggiunto.

Per essere sicuro della completa rimozione del tumore, Cadeddu controlla il rene con una ecografia e una RNM sei settimane dopo l’intervento e successivamente ogni tre mesi. Se ci sono segni che dimostrano una ripresa del male, il paziente deve ripetere il trattamento con radiofrequenze oppure viene utilizzata la chirurgia tradizionale.

Ultimamente si guarda con attenzione a questa tecnica anche per il trattamento di altri tipi di tumori, ha dichiarato, e i medici stanno valutandola non solo nel trattamento di tumori ai polmoni ed alle ossa, ma anche di cisti uterine non maligne chiamate fibrose. La tecnica viene testata anche su pazienti affetti da cancro alla prostata.


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Redazione Sanihelp.it

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