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Vademecum per genitori

Come reagire alle sue parolacce

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Pubblicato il: 27-10-2009

I bambini imparano in fretta, soprattutto da modelli distorti quali la tv, e dagli stessi adulti. Come reagire di fronte alle parolacce e insegnare loro a esprimersi bene?

Sanihelp.it - Insulti in TV, canzonette sboccate, gare di volgarità tra comici, politici e divi dello spettacolo… La moda della parolaccia dilaga (anche in famiglia) e i bambini se ne impadroniscono subito, per sentirsi più grandi e più forti.

Come reagire di fronte a una parolaccia? Innanzitutto non bisogna darle peso, altrimenti si rafforza la tendenza del bambino a utilizzare queste espressioni per attirare l’attenzione su di sé. Quindi niente urla o accanimenti, punizioni o minacce. No anche a falsi sarcasmi o sorrisetti divertiti , così come è sbagliata un’eccessiva rassegnazione o indifferenza.

Insomma, senza reazioni esagerate o scenate eclatanti, dobbiamo cercare di mortificare le parolacce, nel senso originario di questa parola, cioè privarle della linfa da cui derivano vitalità. Come? Con queste semplici regole.

1. Non dare ricompense. Secondo una regola che gli psicologi chiamano estinguere le ricompense, bisogna cercare di dare alle parolacce meno peso possibile, nel senso di evitare di farne l’occasione per concentrare la nostra attenzione sul bambino. Se diamo troppa importanza a queste parole, non facciamo che rafforzarne il potere. E il piccolo non la smetterà più di ripeterle a ogni occasione.

2. Parlare delle nostre emozioni. Non dare peso alle parolacce non significa far finta di nulla. È importante che il piccolo impari come certe espressioni offendono e fanno soffrire. Scegliamo un momento in cui siamo soli con lui e parliamogli con calma dei nostri sentimenti. Di fronte all’espressione di un sentimento, è difficile che un bambino rimanga indifferente. Alla fine, rassicuriamolo del nostro amore: non è lui che non ci piace, ma le sue parole, e queste si possono cambiare.

3. Non esprimere giudizi su di lui, ma solo su quello che ha detto. Quando lo riprendiamo, cerchiamo di non esprimere un giudizio sul bambino, ma solo una disapprovazione del fatto in sé. Non è lui l’oggetto dell’irritazione, ma il suo comportamento.

4. Aiutarlo a esprimere i suoi sentimenti. Facciamogli capire che abbiamo notato il sentimento che lo ha portato a dire una parola sconveniente. Dando peso ai suoi sentimenti, gli mostreremo fiducia e rispetto e incoraggeremo in lui lo stesso atteggiamento nei nostri confronti.

5. Spiegare il significato della parola e l’effetto che fa. Quando capita l’occasione, spieghiamogli con dolcezza il significato della parolaccia («Stronzo è una parola che vuol dire cacca. Ti piacerebbe se qualcuno lo dicesse a te?»).

6. Insegnare a chiedere scusa. Se la parolaccia è stata detta con l’intenzione di offendere, o comunque la persona cui era indirizzata si è risentita, invitiamo il bambino a chiedere scusa.

7. Non insistere. Insistere mille volte sullo stesso tasto, credendo che la ripetizione renda le nostre parole più efficaci, non funziona. È sufficiente spiegare il nostro punto di vista una volta o due, e poi lasciare al piccolo il tempo di cambiare il suo atteggiamento.

Naturalmente, la prima regola, quasi sottintesa, è quella di dare il buon esempio. Ma se la parolaccia scappa proprio a noi? I bambini hanno bisogno di certezze e, in queste situazioni, vogliono la conferma che, nonostante la trasgressione, le vecchie regole restano immutate. È quindi importante ammettere di fronte al piccolo che ci siamo sbagliati e che abbiamo usato una parolaccia perché abbiamo perso il controllo.

Più difficile riparare se la parolaccia era indirizzata proprio a lui… Insultandolo distruggiamo la sua autostima, lo facciamo sentire goffo e inadeguato. Chiediamogli scusa: si sentirà trattato da grande e attraverso la molla dell’imitazione imparerà a chiedere scusa a sua volta.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
N. Laniado, Chi ti ha insegnato queste brutte cose? , Red Edizioni

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