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Tumori: sempre più importanti i medici di famiglia

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Pubblicato il: 08-10-2009
Sanihelp.it - Prima e dopo il cancro: il ruolo del medico di famiglia nella gestione del malato oncologico diventa sempre più rilevante, non solo nella fase successiva alla dimissione ospedaliera, ma anche e soprattutto nel favorire la diagnosi precoce con la partecipazione dei pazienti alle campagne di screening.

Se ne è parlato a Genova, dove medici di medicina generale, oncologi e palliativisti si sono confrontati nel corso del Convegno Il paziente oncologico: dalla diagnosi alle cure palliative verso una rete integrata a beneficio del paziente.

Ogni anno in Liguria si registrano circa 8.000 nuovi casi di cancro. Nel prossimo futuro i medici di famiglia saranno chiamati sempre più a collaborare con gli oncologi su molte terapie che sono ormai domiciliari. E il tema della prevenzione oncologica attraverso gli screening cogestiti dai medici di famiglia va totalmente riaffermato, sopratutto in Liguria, dove non solo si assiste al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale ma vi è una quasi totale assenza degli screening stessi.

Altre esperienze regionali, per esempio quella veneta, hanno invece evidenziato l'apporto fondamentale dei medici di medicina generale nel migliorare l’adesione della popolazione alle campagne di sensibilizzazione. Grazie al rapporto costante con gli assistiti, possono informarli nel corso della normale attività clinica, con il materiale divulgativo disponibile nelle sale d’attesa e con il richiamo rivolto a coloro che non si presentano al primo invito per effettuare gli screening.

Il congresso si pone l’obiettivo di un ulteriore confronto: quello con le istituzioni regionali e locali (ASL) con l’obiettivo di trovare un consensus verso una rete integrata a beneficio del paziente.

IIl paziente curato per un cancro, dopo la dimissione ospedaliera ha, generalmente, una duplice possibile reazione psicologica nei confronti dell’esperienza vissuta. Alcuni persone tendono a rimuovere la patologia da cui sono affetti, per cui in qualche modo rifiutano l’idea di sottoporsi a periodici controlli. Altri, viceversa, sviluppano una tipica ansia che potremmo definire da ricaduta, legata al timore di sviluppare recidive neoplastiche, che li spinge a richiedere continuamente indagini di controllo.

È compito del medico di famiglia stimolare e motivare il paziente indisciplinato e resistente agli accertamenti periodici, tranquillizzando e sostenendo psicologicamente, nel contempo, chi è emotivamente più fragile e più preoccupato di rivivere l’esperienza passata. A

Altro tema affrontato nel corso del Congresso ligure è quello delle cure palliative domiciliari, un ambito di particolare interesse per i medici di famiglia vista la tendenza a ricoveri sempre più brevi in ospedale. In questa fase della malattia il medico assume un ruolo centrale e diviene un punto di riferimento prezioso e indispensabile, guida per il malato e per il nucleo familiare lungo le varie fasi di un’esperienza difficile e dolorosa, spesso drammatica.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SIMG (SocietÓ Italiana di Medicina Generale) Liguria

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