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Tumore dell'utero: il test HPV DNA anticipa la diagnosi

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Pubblicato il: 23-10-2009
Sanihelp.it - Il tumore del collo dell’utero rappresenta nel mondo la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno e in Italia è responsabile di 1.100 decessi ogni anno.

È ormai accertata la relazione tra questo tumore e l’infezione da Papillomavirus Umano (HPV), per prevenirlo circa 5 milioni di donne in Italia si sottopongono ogni anno a test di screening eppure i controlli organizzati riguardano effettivamente solo il 39% delle italiane.

Oggi la tecnologia molecolare e i progressi nella rilevazione del DNA virale hanno reso possibile lo sviluppo del test HPV, che individua con grande anticipo le lesioni pre-cancrose e permette di intervenire precocemente, prima che questo possa causare lesioni cancerose del collo dell’utero.

Il test HPV è in grado di individuare con maggiore sensibilità le trasformazioni pretumorali del collo dell’utero rispetto al Pap test. Questo consente uno screening più efficace e una diagnosi anticipata. Inoltre, in caso di negatività del test HPV, considerando la storia naturale della trasformazione neoplastica della cervice uterina, diventa possibile allungare fino a cinque anni l’intervallo tra un controllo e il successivo, con benefici per la donna e per la struttura sanitaria.

Il test HPV permette di individuare fino a 13 tipi di HPV responsabili del 93% dei casi di pre-cancerosi. Un’elevata sensibilità clinica che raggiunge quasi il 100% in associazione al Pap test.

L’efficacia di prevenzione del test HPV è stata confermata dal recente studio italiano condotto dal gruppo NTCC (New Technologies for Cervical Cancer Screening Working Group), che ha coinvolto circa 100.000 donne italiane tra i 25 e i 60 anni. I dati hanno evidenziato che il test HPV aumenta del 50% rispetto al Pap test la sensibilità nell’individuare lesioni cellulari di alto grado che, se persistenti, possono evolvere in tumore. Questi dati hanno posto le basi per l’introduzione del test HPV nella pratica clinica dello screening primario al posto del Pap test, lasciando a quest’ultimo un ruolo di selezione delle donne da inviare a esami più approfonditi.

Ad aprile 2009 è stato avviato il progetto pilota coordinato dall’Istituto Oncologico Veneto che coinvolgerà 5 Unità Locali Socio Sanitarie (ULSS) nelle province di Padova e Rovigo, con l’obiettivo è di valutare sul campo la fattibilità dell’utilizzo del test HPV come screening primario.

Oggi il test HPV è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale Italiano come test diagnostico di secondo livello, a un costo variabile da Regione a Regione.


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Digene-Qiagen

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