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Studio scopre geni coinvolti nell'angiogenesi tumorale

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Pubblicato il: 27-10-2009
Sanihelp.it - È stato identificato presso i nuovi Laboratori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE) un gruppo di geni e il  meccanismo molecolare che consente loro di rendere i tumori più invasivi.

Il tumore, sin dalle prime fasi della propria crescita, induce la formazione di nuove strutture vascolari a partire da quelle preesistenti nell'organismo. In questo modo le cellule tumorali riescono a ottenere il sangue necessario alla loro sopravvivenza, riproduzione, invasione e diffusione (metastasi).

Sappiamo che i tumori con mutazioni del gene p53, in media il 50%, sono più aggressivi e più resistenti alle terapie e che il gene P53 mutato ha un alta frequenza in alcuni sottotipi di tumore al seno.
Lo studio, pubblicato su Nature Structure Molecular Biology, dimostra che nelle cellule tumorali dei 186 casi osservati la proteina mutata p53 ed E2F1 cooperano portando alla iper-produzione di un’altra proteina, la ID4; quest’ultima è in grado di legare e stabilizzare gli RNA necessari per la formazione di fattori pro-angiogenici (IL8 e GRO-alpha), aumentando in questo modo la capacità delle cellule tumorali di richiamare vasi sanguigni.

L’obiettivo ora è quello di identificare altri RNA controllati da ID4 ( già ne sono stati messi in evidenza 28) in modo da ampliare il più possibile la conoscenza dei meccanismi responsabili dell’angiogenesi tumorale nella mammella.

Questo lavoro è di particolare rilievo perché i più innovativi studi clinici in campo oncologico si basano proprio sull’impiego di farmaci anti-angiogenici, che interferiscono con i meccanismi di formazione del sistema vascolare del tumore, privandolo dell'ossigeno e del nutrimento portati dal sangue.

Questo studio dimostra che questo meccanismo è già presente nella cellula, non si attiva in risposta a una terapia. Inoltre sono varie le tipologie di mutazione che sono in grado di dare questo effetto. Ci troviamo quindi di fronte a un meccanismo generale, non legato alla singola mutazione e al singolo paziente, ma osservabile in tanti tumori e su un numero esteso di pazienti.

Dettagliando i vari meccanismi si potranno prevenire i movimenti delle cellule tumorali e bloccare il comportamento della cellula prima della sua diffusione metastatica.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma

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