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Educazione e prevenzione

Tumori: gli italiani non conoscono lo screening

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Pubblicato il: 27-10-2009

Gli italiani hanno più fiducia nella medicina e nelle terapie antitumorali e non pensano il tumore sia un male inguaribile. Pessime notizie però in fatto di informazione e prevenzione

Sanihelp.it - Secondo il 60% degli italiani il tumore non è più un male incurabile. Una rivoluzione culturale rispetto alla percezione comune fino a pochi anni fa, legata alla miglior informazione sulla malattia e ai progressi delle terapie. Conquiste che appaiono evidenti, soprattutto quando si parla del cancro del colon retto, che tanto ha beneficiato dei nuovi farmaci biologici mirati e dei programmi di diagnosi precoce. Ma se uno su due dice che oggi di questa neoplasia si può guarire, il 42% sa che esistono terapie efficaci e personalizzate e il 73% crede siano anche meno aggressive per l’organismo, fa riflettere che solo il 38% affermi che si può prevenire e che ben uno su quattro non sia disposto a cambiare il proprio stile di vita per diminuire il livello di rischio. Per non parlare dello screening che è conosciuto solo dal 50% dei cittadini. La fotografia emerge dalla prima indagine condotta dall’AIOM sulla conoscenza, la prevenzione e le terapie sul tumore del colon retto.

Un sondaggio che ha coinvolto lo scorso settembre 800 italiani, intervistati a Roma e Milano fuori da centri commerciali. Più donne che uomini (62 contro 38%), la stragrande maggioranza (81%) ha conosciuto il cancro da vicino, perché ne è stato colpito un amico o familiare. Come spiegano Francesco Boccardo, presidente della Fondazione AIOM e Carmelo Iacono, presidente nazionale AIOM: «Il tumore quando viene fa meno paura ma gli italiani si impegnano ancora troppo poco per tenerlo lontano e non vi è consapevolezza sui fattori di rischio.

Sono sottostimate in particolare l’importanza di praticare attività fisica (segnalata solo dal 15%) e di una corretta alimentazione. Al contrario voci come l’inquinamento vengono ritenute rilevanti nel provocare il tumore da un 59%».
Il dato sulla diagnosi precoce e l’adesione agli screening conferma come ancora nel nostro Paese serva molta educazione e come conclude Marco Venturini, presidente eletto AIOM «Ora dobbiamo impegnarci di più come società scientifica per educare alla prevenzione».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AIOM

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