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Le donne tornano al lavoro dopo il tumore al seno

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Pubblicato il: 24-11-2009
Sanihelp.it - Il 40% delle donne che hanno avuto un tumore al seno ricomincia a lavorare a due mesi dalla diagnosi, soprattutto se svolge un lavoro d’ufficio. A due anni dalla malattia la percentuale si alza al 74%. Ma il 35% si sente discriminato. E se molte tornano alla stessa attività che svolgevano prima di assentarsi, altre preferirebbero invece ottenere, ma non sempre ci riescono, un part-time; il 25% infine deve adattarsi a mansioni diverse. Questi alcuni dati discussi al convegno La vita oltre il cancro, organizzato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) Lombardia e che si è tenuto a Milano.

La professoressa Maria Rosa Strada dell’Oncologia e Riabilitazione oncologica della Fondazione Maugeri di Pavia, presidente del Convegno spiega come «Negli ultimi anni abbiamo raggiunto importanti progressi in campo oncologico grazie alle terapie personalizzate che hanno consentito di ottenere un aumento significativo dell’aspettativa di vita e, in alcuni casi, di raggiungere una piena guarigione. Si aprono quindi nuove sfide, anche per l’oncologo».

Sia il paziente guarito che quello cronico, esprimono desideri legati a una vita normale: «è aumentata la consapevolezza che la cura del paziente oncologico deve essere a tutto tondo, rivolta cioè con uguale impegno sia agli aspetti di efficacia che a quelli di umanità e attenzione, riportando così una medicina oggi inevitabilmente tecnologica al livello di arte medica. A esempio, la sfera della sessualità rientra nei bisogni a volte inespressi, nel non detto, che il medico deve cercare di cogliere nel dialogo con il malato.

E le problematiche della procreazione sono molto sentite soprattutto dai più giovani. L’obiettivo centrale dell’oncologo è rappresentato ovviamente dalla piena risposta terapeutica, ma deve collaborare anche con altre figure, a esempio con gli psicologi, per ciò che attiene alla sfera affettiva del malato. Il cancro non è ancora definitivamente, ma dal cancro spesso si guarisce e con questa malattia si può convivere avendo diritto a una vita piena con le medesime opportunità di chi non l’ha incontrato».


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AIOM

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