Ipertensione: verso una cura personalizzata
Dimostrata l'efficacia di nuove combinazioni di farmaci per controllare l'ipertensione, una delle principali cause di patologie coronariche. Ecco i risultati dello Studio INVEST presentati dal professore Giuseppe Mancia.
Sanihelp.it - Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo e la
pressione arteriosa è un fattore fondamentale di incidenza. La terapia anti-ipertensiva tradizionale è basta sulla somministrazione di farmaci beta-bloccanti e diuretici, questa combinazione presenta però alcune controindicazioni (possibile insorgenza di diabete, disfunzioni sessuali, incompatibilità in caso di asma) e una scarsa efficacia in determinate situazioni (persone anziane).
Lo studio INVEST si è proposto di confrontare l’efficacia di una combinazione di farmaci
calcio-antagonisti con quella tradizionale, e di osservare gli effetti di una somministrazione di tali farmaci su un campione a larga scala che presentasse patologie coronariche complicate come
cardiopatia ischemica.
Lo studio avviato nel 1998, ha coinvolto circa 27.000 soggetti in tutto il mondo (in Italia erano 130), per la prima volta si è utilizzato Internet come strumento per veicolare e condividere le informazioni.
I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica internazionale
Jama, offrono tre importanti indicazioni.
- Vengono confermate le linee guida che prevedono l'utilizzo di più farmaci per ottenere un migliore controllo della pressione
- L’efficacia dei calcio antagonisti si è dimostrata equivalente alla terapia tradizionale, con la differenza che si sono ottenuti i livelli di pressione più bassi rispetto a tutti gli studi di questo tipo fatti in precedenza. Nel 70% dei casi la pressione sistolica è stata portata al di sotto dei 140mmhg
- A differenza della terapia che prevedere l’utilizzo di diuretici, quella con calcio antagonisti non presenta controindicazioni dismetaboliche che portano alla formazione di diabete mellito

«Sono aspetti, questi, che possono essere molto utili al medico curante», ha sottolineato il professore Giuseppe Mancia (nella foto), direttore del dipartimento di medicina clinica presso l’Università di Milano Bicocca e direttore del dipartimento di medicina interna dell’Ospedale san Gerardo di Monza durante la presentazione dei risultati.
«In primo luogo un medico ha la certezza dell’esistenza di un'altra tipologia di cura, con le sue particolarità e la sua efficacia. Questa nuova possibilità permette di considerare in maniera specifica ogni singolo caso, e decidere quale combinazione di farmaci utilizzare in base alle priorità del soggetto. Per esempio a una persona di quaranta cinquant’anni non fortemente iperteso ci penserei due volte a utilizzare dei diuretici con il rischio di favorire la comparsa di diabete».
«Questo non significa che il diuretico non debba essere più utilizzato ci saranno casi che richiedono il suo utilizzo, la cosa importante era ampliare le possibilità di cura», conclude Giseppe Mancia «proprio in questo senso il prossimo passo sarà analizzare nello specifico determinate categorie di soggetto».
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di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009
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