Malati…da concerto
Un vero fan, di Vasco in questo caso, sa che un concerto è una grande emozione, e lo aspetta per mesi. Ma i pericoli sono in agguato, e per non rovinarsi la festa bisogna prepararsi e imparare qualche trucco. Poi tutti pronti…ci vediamo a San Siro!
Sanihelp.it - Mercoledì 9 giugno 2004, alle 6 del mattino il sole è già alto sullo stadio Dall’Ara di Bologna.
Passando davanti all’entrata, chi sta andando a lavorare si ferma a guardare con curiosità.
Accampati per terra davanti ai cancelli siamo già una cinquantina, i più mattinieri del grande popolo di Vasco Rossi. Altrimenti detto
Il Blasco, che riempie gli stadi e i cuori di almeno due generazioni di italiani.
Il concerto, il secondo del tour
Buoni o cattivi, inizierà alle 21, ma noi siamo partiti da Milano alle 3.30 per esserci.
Buio, sonno e 200 chilometri non contano, l’importante è arrivare presto per occupare i primi posti della coda e stare sotto il palco, proprio vicino a lui.
Essere un vero fan di Vasco significa anche questo: sopportare un’estenuante coda sotto il sole o sotto la pioggia, accampati e schiacciati, per portare il nostro abbraccio a chi riteniamo il nostro Mito.
E vallo a spiegare alle mamme. In un coro di
mah e di sospiri, alla fine anche loro si arrendono a preparare panini e congelare bottiglie.
Davanti al cancello chiuso il popolo dei fan diventa una grande famiglia, anche se non ci si conosce ci si sente uniti, e le ore volano.
Chi non ha mai provato forse non può capire il senso di appartenenza legato a questi momenti; arrivare alle otto di sera sugli spalti ti porta via un pezzo di emozione.
Per non parlare dell’esperienza incredibile di essere in prima fila, dove le persone e le voci sono un tutt’uno...e salti anche se stai fermo!
Le cose più belle, però, chiedono sempre un prezzo alto.
I nemici sono il sole, a picco sulla testa per 14 ore, il caldo e la folla che ti schiaccia.
Ma con un pò di buona volontà e qualche trucco (imparato con l’esperienza!) si può sopravvivere bene.
Primo, e più importante, lo
spirito giusto: non si va all’inizio di una coda chilometrica per guardare se per terra è sporco o quanto è sudato il tuo vicino, tanto anche tu puzzerai come tutti.
E non bisogna mai farsi prendere dal panico durante la ressa, perché è il modo migliore per farsi venire una
crisi d’ansia. Il segreto per andare al massimo? Seguire l’onda dei movimenti della gente senza opporre resistenza.
Naturalmente il fisico deve essere
da concerto, e quando ci sono 35 gradi questo richiede una certa preparazione. Innanzitutto, per combattere le
insolazioni bisogna bere molto (intendo acqua!), bagnarsi spesso la testa e mangiare abbastanza, ma senza imbottirsi.
Utile portarsi un po’ di zucchero o integratori di
sali minerali per combattere i
cali di pressione, e anche se avete la carnagione scura non crediate di essere immuni da ore e ore di sole: portate una crema solare!
E l’abbigliamento? Fresco, comodo e il più usato possibile. Non vi dico che fine fanno i pantaloni bianchi, le canottierine firmate e i piedi in infradito o peggio su tacco dodici…
Poi ingegno e fantasia fanno il resto: ma dove avrà trovato il mio vicino quello spruzzino per acqua con ventilatore incorporato? Noi però con telo imbottito salva-glutei ci siamo difese bene.
Alle 15 i cancelli aprono, o meglio si sfondano, e per superare la corsa attraverso il prato con uno stile da centometrista conviene stare in allenamento, che tra l’altro fa bene alla salute. Lo insegna Vasco in persona, che da tre mesi prima dei concerti fa un’ora di jogging tutte le mattine.
Ora siamo sotto il palco, l’emozione cresce e intorno a noi gli spalti si riempiono…anche qui il trucco è bere e farsi bagnare il più possibile.
Una volta guadagnato qualche centimetro di spazio vitale e abbandonato il superfluo ormai ci siamo.
Vasco arriva, lo stadio esplode: la fatica non si sente più e
siamo solo noi…senza parole!
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di Redazione Sanihelp.it
revisione: 29-06-2009
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