Oggi mi fumo... una liquirizia
Disperati per non poter più assaporare una sigaretta al bar con gli amici? Un aiuto a rispettare la normativa antifumo viene dalla natura: è la liquirizia.
Sanihelp.it - Da quando è entrata in vigore la legge antifumo la vendita di
liquirizia è più che triplicata.
Allo stato puro, gommosa o in radici, a bastoncini, tronchetti, stringhe, caramelle o pasticche, «è
boom negli acquisti di liquirizia da parte dei fumatori, che nel succo saporito di questa
pianta officinale cercano un surrogato alla sigaretta negata nei pubblici locali», afferma la
Coldiretti in un comunicato.
E vengono forniti anche i dati che testimoniano la diffusione di questa radice, in tutte le sue possibili varianti di consumo: «In Italia vengono prodotti ogni anno circa
venticinque milioni di chili di caramelle a base di liquirizia, ottenute da oltre 30 000 tonnellate di radice lavorata, delle quali però solo il 10% è coltivata in Italia».
Ma perché i tabagisti scelgono di ricorrere a questa antica pianta per cercare di
sopravvivere all’astinenza da
fumo?
Innanzitutto perché portarsi alla bocca un bastoncino e succhiarlo lentamente ricorda la gestualità della tanto amata, e ora vietata, sigaretta, e poi il sapore forte, dolce-amaro, della liquirizia satura il gusto e aiuta a sopportare la mancanza di
tabacco.
E la Coldiretti specifica che la liquirizia viene usata anche sotto forma di
infusi e
decotti nelle terapie per combattere il
tabagismo.
Ma dal punto di vista della salute?
Il dottor
Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’
OssFAD (Osservatorio Fumo, Alcol e Droga) all’Istituto Superiore della Sanità, afferma che «la liquirizia assunta come rimedio antifumo è accettabile se non esistono controindicazioni dovute a malattie già conosciute (come
diabete o
ipercolesterolemia), e se presa senza abusarne».
E non è tutto: non solo la liquirizia può essere un ottimo risarcimento psicologico e gustativo per i nostalgici fumatori, ma questa pianta presenta anche diverse virtù curative e proprietà terapeutiche, conosciute già nell’antica medicina greco-romana, egiziana e indiana: i suoi principi attivi infatti (acido glicirrizico, flavonoidi, zuccheri e amidi) trovano innumerevoli applicazioni nel campo della salute e dell’estetica.
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di Roberta Camisasca
revisione: 29-06-2009
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