Ictus, si sottovalutano troppo le apnee notturne
Sanihelp.it - Oggi come ieri l’ictus cerebrale è comunemente ritenuto un evento fatale, inevitabile. Nel pubblico la conoscenza e la consapevolezza di determinati fattori di rischio che possono provocare un ictus sono ancora insufficienti. Il più importante di essi, l’ipertensione, sembra piuttosto ben noto, ma le interruzioni respiratorie notturne nelle persone che russano, tutt’altro che innocue, non lo sono proprio.
Si stima che una persona su cinque soffra di apnea del sonno, cioè di ripetuti arresti respiratori nel corso del sonno di durata superiore a 10 secondi. Gli uomini ne sono più colpiti delle donne. Questo fenomeno è imputabile in primo luogo all’età, al sovrappeso ed a condizioni fisiche sfavorevoli nell’ambito delle vie respiratorie superiori (specialmente bocca e gola). Anche fumare è ritenuto un rischio, perché col tempo indebolisce la muscolatura faringea, favorendo così l’insorgenza dell’apnea nel sonno. Fino a 15 arresti respiratori per ora di sonno l’apnea nel sonno si considera leggera, tra 15 e 30 arresti di media gravità ed oltre i 30 grave.
Queste interruzioni durano soltanto pochi secondi, talora però anche quasi un minuto. «A lungo andare costituiscono un aggravio per i vasi sanguigni e il cuore.
Spesso le persone che soffrono di apnea nel sonno non se ne accorgono quasi. Durante il giorno possono esserne indizi una grande stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa, e di notte bocca secca e frequente bisogno di urinare. Sovente è il/la partner che avverte l’interessato del suo rumoroso russare e degli arresti della respirazione.
Una diagnosi dettagliata si può fare soltanto in un centro del sonno specializzato.
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di Redazione Sanihelp.it
revisione: 12-05-2006
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