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Allarme leishmaniosi in Europa

Sanihelp.it – La leishmaniosi è veicolata da un parassita chiamato Leishmania infantum, che non parassita solo i cani, ma anche conigli e lepri, oltre agli esseri umani, come dimostra una ricerca condotta dall’Università di Cordova insieme al Gruppo SaBio dell’IREC, in Spagna. La malattia è trasmessa dalle punture di almeno una trentina di diverse specie di moscerini flebotomi o pappataci (mosca della sabbia). Più rari sono i contagi diretti attraverso il sangue, come per esempio nel caso di trasfusioni, uso di siringhe condivise o trapianti d’organo.  Il cane è un ospite molto più suscettibile all’infezione e alla malattia rispetto all’uomo e può infettare efficacemente i flebotomi vettori, per questo rappresenta il principale serbatoio della malattia. In Italia, anni fa la patologia era endemica soprattutto nel Sud Italia, ma oggi non è più così e il problema riguarda tutto il territorio nazionale.
Negli esseri umani, la leishmaniosi si manifesta sotto quattro forme, a seconda della specie che causa l’infezione, con diversi sintomi, ma sempre con effetti potenzialmente devastanti:
cutanea: è la forma più diffusa e si manifesta con la produzione di numerose lesioni sulle parti esposte del corpo, dalle braccia alle gambe fino al viso, che non sono dolorose ma lasciano cicatrici permanenti;
cutanea diffusa: simile alla precedente ma con lesioni molto più estese sul corpo. In questa forma, non c’è possibilità di guarigione delle lesioni senza trattamento e in ogni caso c’è una tendenza alla recidività;
mucocutanea: si manifesta sotto forma di lesioni anche molto estese delle mucose del naso, della bocca e della cavità orale; viscerale: è la forma più grave, conosciuta anche come kala azar. Se non trattata, può raggiungere una mortalità praticamente del 100 per cento. Si manifesta con febbri irregolari e improvvise, perdita di peso, ingrossamento del fegato e della milza, anemia.
Il cane si infetta con gli stessi parassiti dell’uomo, e anche in questo caso la sintomatologia può essere molto variabile e gli animali possono risultare asintomatici oppure presentare disturbi quali eccesso di forfora, caduta del pelo, ulcerazioni, crescita abnorme delle unghie, ingrossamento dei linfonodi e della milza, perdita di peso, perdita di sangue dal naso (epistassi), aumento della sete e della produzione di urina e infine insufficienza renale. L’evoluzione della malattia nel cane è legata a vari fattori, tra cui la risposta immunitaria, che può tenere sotto controllo l’infezione o, in caso di eccessiva produzione di anticorpi, causare ulteriori danni a livello renale e sistemico. La diagnosi è difficile, proprio perché i sintomi sono piuttosto aspecifici, per cui la cosa migliore è la prevenzione, che consiste innanzitutto nel far dormire il cane in casa, o comunque al riparo, in quanto il pappatacio colpisce soprattutto di notte. Altra precauzione consiste nell’uso di repellenti che si trovano in commercio sotto varie forme (collari, spray, fialette), e nel vaccinare l’animale.


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