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Una donna nuova dopo il parto

Donna e mamma

Sanihelp.it – In Italia oltre il 50% dei parti si registra tra i 30 e 39 anni. L’età media delle madri al primo figlio è di 31,8 anni. Da questi dati si evince come la donna, oggi, abbia spostato la maternità sul piano della scelta condivisa e non più del destino biologico, grazie alla consapevolezza dei propri mezzi e a un rapporto più paritario con il partner.


Tuttavia, dopo mesi di visite e controlli, la neo-mamma si ritrova a recitare un nuovo ruolo per il quale non si sente preparata e con un supporto minore rispetto a quello ricevuto dal ginecologo e dall’ostetrica durante la gravidanza.

«Il cambiamento a cui vanno incontro le donne dopo il parto è a 360 gradi – spiega Rossella Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa dell’Università degli Studi di Pavia, autrice di Io mamma, un opuscolo informativo dedicato alle neo-mamme – Gli ambiti maggiormente coinvolti dai dubbi e dai cambiamenti sono l’immagine corporea, lo stile di vita, il tono dell’umore, la sessualità e la scelta contraccettiva».

«Il primo problema è la scarsa accettazione dei cambiamenti corporali che la gravidanza implica – dice la professoressa – Molte donne faticano ad accettare l’arrotondamento e la lassità cutanea conseguenti alla gestazione. Il consiglio è quello di continuare a prendersi cura del proprio corpo come si è fatto in gravidanza, con quell’attenzione e quella cura che ogni futura mamma sviluppa spontaneamente non appena viene a conoscenza del suo stato.
E poi non avere fretta: i primi periodi di maternità devono essere vissuti con calma e delicatezza. Ci sarà tutto il tempo di intraprendere una dieta adeguata e un’attività fisica idonea al nuovo stato».

«Per quanto riguarda i problemi depressivi, bisogna innanzitutto ricordare che le alterazioni del tono dell’umore (le cosiddette lacrime del latte) sono naturali dopo il parto e tendono a regredire spontaneamente una volta che l’organismo femminile si è abituato alla nuova condizione e ai nuovi ritmi.

Le depressioni post partum vere e proprie sono fortunatamente più rare, ma vanno riconosciute precocemente: circa il 10-12% delle donne italiane ne soffre, ma il 50% dei casi restano sconosciuti, anche perché uno dei problemi principali è che la donna che ne è afflitta tende a isolarsi e soffrire in silenzio.
Ecco perché il partner, i familiari e gli addetti ai lavori devono fare attenzione ai campanelli d’allarme: alterazioni del ritmo del sono, cambiamenti nell’appetito, scarsa cura di sé e sensazioni di ansia eccessiva all’idea di non farcela», spiega l’esperta.

Infine, la sessualità e la contraccezione. «Per quanto riguarda la prima – dice la professoressa Nappi – i tempi di ripresa variano molto da coppia a coppia, conseguentemente a diversi fattori, come il recupero del nuovo assetto ormonale, la persistenza di perdite vaginali, le modificazioni degli organi genitali e il dolore dei punti di sutura.

Per questo è importante essere informate sui possibili cambiamenti della funzione sessuale conseguenti alla gravidanza. È poi fondamentale ridiscutere con le figure di riferimento, il ginecologo e/o l’ostetrica, la propria scelta contraccettiva.

L’allattamento non garantisce la copertura, pertanto è necessario prendere in considerazione altre strade più sicure, come quella ormonale. Le vie migliori sono quella transdermica, che permette una somministrazione settimanale attraverso la pelle, e quella vaginale, che consente una somministrazione mensile attraverso la mucosa vaginale. Entrambe garantiscono un’efficacia contraccettiva uguale a quella della pillola».

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