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Cellulari e sale giochi: bimbi a rischio dipendenza

I risultati di un'indagine

Sanihelp.it – C'era una volta il mercante in fiera, il monopoli, la tombola. Oggi ci sono i videopoker, i gratta e vinci, i videogame e i giochi sul cellulare.  

Almeno 800.000 ragazzini italiani fra i 10 e i 17 anni giocano d'azzardo, addirittura 400.000 bimbi fra i 7 e i 9 anni hanno già scommesso la paghetta su lotterie e bingo.

Gli adulti nascondono la testa sotto la sabbia: uno su tre afferma di non ricordare o non sapere se i propri figli giochino, nonostante oltre la metà abbia paura che i ragazzi vengano contagiati dal virus delle scommesse.

Sono i risultati da un’indagine promossa dall'Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss).

Il 90% dei genitori non ha idea di che cosa significhi il termine ludopatia e in più della metà delle famiglie i computer di casa non hanno filtri.

Così la malattia delle scommesse si sta insinuando fra i giovanissimi, che spesso iniziano chiedendo di giocare a mamma e papà (48%) oppure a chi incontrano nei pressi delle sale gioco (34%).

«Bisogna fare prevenzione, spiegando che le scommesse possono diventare una dipendenza. I giovanissimi non giocano per fare soldi, ma per divertimento, per emozione – spiega il professor Giuseppe Mele, presidente di Paidoss e di Simpe – Un bimbo che si gioca la paghetta alla sala giochi diventerà molto probabilmente un adulto che butterà lo stipendio in qualche sala scommesse». 

Un altro pericolo è quello della dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale. «L'Italia – afferma Maria Grazia Sapia, pediatra, esperta di ambiente e bambino – si colloca al primo posto in Europa per numero di telefonini posseduti e l'età media dei possessori diminuisce sempre di più».

Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti: l'interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca aumento localizzato della temperatura. Quando le esposizioni sono intense e prolungate, possono superare il meccanismo di termoregolazione, portando a morte le cellule.

«Dobbiamo creare – continua la dottoressa Sapia – delle linee guida per limitare l'uso dei telefonini ai bambini, evitandone l'uso prima dei 10 anni e limitandone, con le dovute precauzioni, l'uso dopo tale età».

«I bambini dovrebbero trascorrere gran parte del proprio tempo all’aria aperta – aggiunge il dottor Giuseppe di Mauro, presidente della Sipps – Da un utilizzo eccessivo dei cellulari potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre a una minore capacità di apprendimento e un aumento dell'aggressività e di disturbi del sonno.

Sono numerosi i ragazzi che, pur stando uno vicino all’altro, non si parlano, ma continuano a tenere lo sguardo fisso sul telefonino. Se non mettiamo un freno, le nuove generazioni andranno sempre più verso l'isolamento». 

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