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Ragazzi e alimentazione, spesso un rapporto difficile

Salute mentale

Sanihelp.it – Non solo anoressia nervosa e bulimia nervosa. Ma anche disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, pica e disturbo da ruminazione. Ecco alcuni dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), un gruppo di patologie del comportamento alimentare che trovano la loro descrizione e codifica nel DSM 5, il manuale internazionale più riconosciuto per la classificazione dei disturbi mentali.


A questi si aggiungono i nuovi disturbi alimentari che partono da comportamenti improntati al salutismo e si trasformano in malattia quando diventano limitanti per la vita sociale e il benessere personale come l’ortoressia e la vigoressia. E, sempre più diffuse già in adolescenza, anche altre forme di comportamenti alimentari disfunzionali come drunkoressia e night eating syndrome e tutte le forme di sovrappeso e obesità alla cui base è presente un disagio psichico più o meno marcato.

Un problema di salute pubblica quello dei disturbi legati all’alimentazione, in aumento e con un esordio sempre più precoce, soprattutto tra i giovanissimi, le ragazze in particolare, tra i 12 e i 17 anni, e in alcuni casi, anche prima verso gli 8-9 anni.

In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla che cade il 15 marzo, la SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza prende posizione sul tema. «L’esordio dei disturbi legati all’alimentazione riguarda nella maggior parte dei casi l’età evolutiva, in particolare adolescenza e preadolescenza» sottolinea la professoressa Elisa Fazzi, Presidente SINPIA e Direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili e Università di Brescia «ed è quindi il neuropsichiatra infantile il medico principalmente coinvolto nei processi di diagnosi e cura».

«A tutti questi disturbi viene riconosciuta una genesi primariamente psichiatrica: è la mente la prima a soffrire anche se in questi casi la sofferenza psichica si esprime con il comportamento alimentare alterato e quindi la sofferenza del corpo rappresenta l’espressione finale di un dolore psichico altrimenti indicibile. Per questo, anche se spesso chi è vicino alla persona affetta da un DNA tende ad allarmarsi per le manifestazioni fisiche del disturbo come l’eccessiva magrezza o per contro obesità, non bisogna mai dimenticare di tenere il focus principale dell’attenzione sulla persona nella sua globalità quindi intesa come corpo e mente» prosegue l’esperta.

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione affliggono oltre 55 milioni di persone in tutto il mondo , oltre 3 milioni di persone in Italia, pari a circa il 5% della popolazione: l'8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi soffrono di anoressia o bulimia (Dati Osservatorio ABA e ISTAT).

Secondo i dati emersi da una recente ricerca a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, sui Centri in Italia del Servizio Sanitario Nazionale dedicati ai disturbi del comportamento alimentare, su oltre 8000 utenti, il 90% è di genere femminile rispetto al 10% di maschi; il 59% dei casi ha tra i 13 e 25 anni di età, il 6% ha meno di 12 anni.  Rispetto alle diagnosi più frequenti, l’anoressia nervosa è rappresentata nel 42,3% dei casi, la bulimia nervosa nel 18,2% e il disturbo di binge eating nel 14,6%.

Negli ultimi tre anni, la pandemia da SARS-CoV-2 ha avuto un forte impatto sull’incidenza dei disturbi legati all’alimentazione, sul tasso di ospedalizzazione e sulla gravità della sintomatologia. È stato riscontrato, infatti, un peggioramento dei sintomi tipici dei disturbi dell’alimentazione, di ansia e depressione: secondo un recente studio[2] sugli adolescenti italiani, nel 51% dei casi sono stati registrati sintomi riferibili alla sfera alimentare nel periodo post Covid (terzo lockdown). Questo deterioramento generale potrebbe essere attribuito al ridotto accesso alle cure, ai cambiamenti nella routine quotidiana e all’isolamento sociale.

«Negli ultimi anni» interviene il professor Renato Borgatti, Direttore della Struttura Complessa Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Mondino IRCCS di Pavia, Università di Pavia e membro SINPIA «queste patologie colpiscono sempre di più e con un aumento preoccupante negli anni successivi alla pandemia da Covid19, e presto, soprattutto le ragazze, con esordio sempre più precoce, anche prima della preadolescenza. Tale dato rende imprescindibile, come suggerito da tutte le più importanti linee guida internazionali, un modello terapeutico incentrato sulla famiglia e che coinvolga figli e genitori in modo massiccio e continuativo dalla fase di consultazione fino al termine della riabilitazione. Tale modello operativo di presa in carico, conferma ulteriormente l’importanza della neuropsichiatria da sempre abituata ad una presa in carico dell’intero nucleo familiare nei percorsi di diagnosi e cura delle patologie neurologiche e psichiatriche dell’età evolutiva».

Quando si parla di trattamento di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione l’approccio multidisciplinare è imprescindibile. «Il trattamento di tali patologie che rischiano di mettere concretamente a repentaglio la vita» aggiunge Renato Borgatti «non può prescindere dalla presenza di un’equipe multiprofessionale in cui professionisti afferenti a discipline medico-interniste e psichiatrico-riabilitative interagiscono costantemente. Questo requisito risulta ancora più importante in caso di patologie ad elevata gravità dove i Centri di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dedicati ai disturbi alimentari risultano il riferimento principale per le famiglie maggiormente in difficoltà».

Il ruolo del team della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza risulta di fondamentale importanza, quando i disturbi alimentari sono gravati da un alto tasso di comorbidità psichiatrica ovvero tendono a presentarsi con altri disturbi psichiatrici come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia o disturbi di personalità in strutturazione, e sintomi psicotici e di fragilità del pensiero nelle forme più gravi di malattia[3].

«In un’epoca in cui i nostri giovani sono bombardati da valori estetici e prestazionali spesso irraggiungibili sui social network» conclude la dottoressa Elisa Colombi, Direttore della SC di Neuropsichiatria Infantile ASL CN2 Ospedale di Verduno Alba e Coordinatrice della Sezione Epidemiologia ed Organizzazione dei servizi di NPIA di SINPIA «i disturbi alimentari diventano espressione dell'ambiente culturale in cui viviamo oltre che sintomo di una sofferenza soggettiva e di un’aspirazione alla perfezione che può diventare malattia. In quest’ottica le strategie preventive devono essere incentrate non solo sull’educazione alimentare ma soprattutto alla promozione della salute psichica e del benessere globale dei nostri bambini e ragazzi e delle loro famiglie».

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FonteSINPIA

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