Sanihelp.it – Dal 14 gennaio Instagram ha dato l’addio alla sezione Spark, la piattaforma che finora ha reso possibile la creazione dei filtri bellezza da parte degli utenti. Un passo dal forte impatto se si considera che fino a poco tempo fa erano circa 2 milioni i filtri usati più o meno quotidianamente dagli utenti di Instagram che oggi spariscono lasciando solo 140 ufficiali creati da Meta.
Le restrizioni riguardano in modo particolare i filtri legati al mondo beauty, creati dagli utenti che utilizzano la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale per modificare drasticamente il proprio aspetto fisico. Il provvedimento ha aperto un ampio dibattito sul tema che va a toccare in modo particolare il mondo degli adolescenti.
In una società incentrata su canoni di bellezza irraggiungibili, in cui la ricerca della perfezione sembra essere prioritaria, in molti, soprattutto ragazzi, sono spinti a trovare strategie di qualunque tipo pur di apparire più belli e ottenere il maggior numero di like.
«Tantissimi adolescenti» spiega la dottoressa Elisa Stefanati, psicoterapeuta EMDR presso AEsthe Medica a Ferrara «trascorrono ore a scattare foto e selfie che, prima di essere pubblicati, vengono rigorosamente manipolati ed elaborati con programmi e filtri specifici, per eliminare ogni difetto».
«Per i ragazzi, che spesso vivono in funzione del numero di like ricevuti, il fenomeno può rivelarsi molto pericoloso. Il rischio è che a forza di vedersi gli addominali scolpiti, le labbra carnose ed un volto sempre disteso e luminoso, l’incontro con le occhiaie oppure i brufoli, davanti allo specchio reale e non modificato dalle App, possa innescare dinamiche disfunzionali sul piano della salute mentale» continua l’esperta.
«I filtri di bellezza rischiano di validare il messaggio che solo un volto privo di imperfezioni, senza brufoli, rughe, occhiaie, peletti, rossori o cicatrici, sia socialmente accettato ed accettabile» precisa la psicoterapeuta. Il prezzo da pagare? Accettare universalmente standard malsani di tipo narcisistico, un modello di funzionamento mentale che impone come intollerabile qualsiasi versione di sé che presenti qualche difetto, ma anche l'ossessione per la ricerca di un fisico/viso perfetto con quanto ne consegue come lo scivolare in stati depressivi per l’insoddisfazione nei confronti del proprio aspetto fisico.
«Risulta infatti impossibile competere con un’immagine resa perfetta da un filtro» prosegue la dottoressa Stefanati «perché questa immagine non ha nulla a che vedere coi visi veri e i corpi reali. Pertanto un tale provvedimento potrebbe impattare positivamente sulla salute mentale, puntando ad allentare la pressione verso ideali di perfezione inaccessibili».



