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Cancro: quando il malato è il medico

Sanihelp.it – In Italia sono sempre più numerose le persone sopravvissute a un cancro: i cancer survivors, pazienti guariti o con una prospettiva di lunga sopravvivenza, sono ormai quasi 2 milioni. Tra questi, 10.000 sono medici. Per la prima volta in Italia un’indagine analizza l’esperienza del tutto particolare di chi vive la doppia condizione di medico e paziente, ovvero dei medici colpiti da tumore.
Quale impatto ha la diagnosi di tumore sul medico e che ripercussioni ha sulla sua relazione con il paziente? A questa domanda risponde il Progetto Chirone, presentato in questi giorni a Milano.

I medici coinvolti da tumore soffrono doppiamente, perché della malattia sanno di più e di questa paura ben conoscono cause ed effetti. Analizzare il comportamento del medico quando si trova a dover affrontare una neoplasia dall’altra parte può aiutare a migliorare la qualità del rapporto tra medici e pazienti e a capire meglio le esigenze di questi ultimi, migliorando l’empatia e la qualità della relazione.

Ma in concreto cosa cambia nel rapporto? Oltre il 60% dei medici riconosce di aver modificato almeno tre aspetti della propria relazione con i pazienti: essere più attento ai loro problemi, ascoltarli di più e cercare di trasmettere loro serenità.

E per tradurre in indicazioni pratiche i risultati della ricerca, ATTIVEcomeprima Onlus e Fondazione AIOM hanno messo a punto alcuni suggerimenti per migliorare la comunicazione tra medici e pazienti. Per quanto riguarda i medici, al primo posto vi è la capacità di ascolto: almeno un terzo della visita va dedicato alle domande e alle osservazioni; in secondo luogo bisogna parlare chiaro, sia nel senso di evitare termini tecnici sia di dire al paziente la verità, mettendo però in evidenza gli aspetti positivi, e alimentare la speranza, non l’illusione. Ai pazienti si raccomanda invece di non esitare a rivolgere al medico tutte le domande che ritengono opportune, preparandole eventualmente prima della visita, e di segnalare tutti gli ostacoli che li inibiscono nella comunicazione.

FonteRoche

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