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Molti medici prescrivono cure che la ricerca ha abbandonato

La medicina si aggiorna ma i medici non sempre

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Pubblicato il: 28-08-2019


La medicina si aggiorna ma i medici non sempre © iStock

Sanihelp.it - Molte pratiche su cui la ricerca scientifica si è già pronunciata, dichiarandole inutili o dannose, continuano a essere prescritte dai medici. A rivelarlo è una recente indagine, pubblicata su eLife, ed effettuata da alcuni ricercatori, tra i quali Vinay Prasad, ricercatore della Oregon Health and Science University, che da tempo studia l’argomento. Per giungere a questa conclusione, gli esperti hanno preso in esame gli studi clinici condotti con gli standard considerati maggiormente attendibili nel campo della ricerca medica e pubblicati tra il 2003 e il 2017 su alcune tra le più importanti riviste mediche. 

Ebbene, su circa 3 mila articoli presi in esame, 396 (circa il 10%) equivalevano a un medical reversal, ovvero a una scelta medica non solo poco raccomandabile, ma che sarebbe proprio da evitare perché la ricerca ha già dimostrato che è inutile, se non addirittura dannosa. Alcune di queste procedure sono in già state abbandonate dalla maggior parte dei medici, altre finiscono per esserlo, ma molte continuano a venire eseguite per una sorta di inerzia, magari anche in buona fede, da medici convinti di fare il bene dei loro pazienti.

Quella delle malattie cardiovascolari è stata, secondo gli autori, la categoria in cui si sono verificati più medical reversal (il 20% del totale); seguono la medicina preventiva e le cure in emergenza. Riguardo al tipo di convinzione rovesciata, le più comuni riguardavano farmaci che non si sono rivelati efficaci (il 33% dei casi), seguiti da procedure mediche e consigli su vitamine e integratori che non servono allo scopo per cui vengono presi.

Molti ribaltoni provengono da ostetricia e ginecologia. Per esempio, se durante l’ultima fase della gravidanza, prima del termine naturale, si rompono le acque, la regola solitamente seguita è di procedere immediatamente al parto, per paura di infezioni. In realtà, gli studi che hanno confrontato gruppi di donne monitorate senza fretta con altre fatte partorire velocemente non hanno trovato differenze in fatto di infezioni per i neonati; per contro, le donne che si sono sottoposte al parto affrettato hanno poi avuto bisogno più spesso di ricorrere a cure intensive e di urgenza.

Altro caso riguarda invece gli anziani: ai pazienti colpiti da demenza o morbo di Alzheimer vengono spesso prescritti farmaci antidepressivi, ma gli studi non hanno dimostrato che servano a qualcosa. Può darsi che non si tratti di depressione vera e propria, oppure che il disturbo, in questa categoria di pazienti, abbia caratteristiche diverse.



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