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Focalizzare l'attenzione: ecco da dove nasce questa capacità

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Pubblicato il: 02-09-2019


Focalizzare l'attenzione: ecco da dove nasce questa capacità © iStock

Sanihelp.it - I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e di Humanitas hanno identificato un nodo cruciale nel circuito cerebrale alla base delle funzioni di controllo cognitivo, dimostrando per la prima volta quali sistemi di fibre situati nella sostanza bianca siano implicati in questa funzione: si tratta dei fasci fronto-striatali, ovvero le fibre che collegano la corteccia frontale ai nuclei della base. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, ha sfruttato un’innovativa combinazione di brain mapping intraoperatorio e di analisi di neuroimmagine ed è stato pubblicato sulla rivista Brain.

Attraverso l’utilizzo della stimolazione elettrica diretta del tessuto cerebrale in individui svegli e impegnati nell’esecuzione di test neuropsicologici implementati per essere utilizzati durante l’asportazione di tumori cerebrali (awake neurosurgery), i ricercatori sono riusciti a identificare nei lobi frontali precisi siti di sostanza bianca sottocorticale responsabili della capacità della persona di focalizzare l’attenzione su una specifica caratteristica di uno stimolo presentato visivamente ed eseguire il compito richiesto nonostante la somministrazione di fattori distraenti.

I ricercatori hanno scoperto che la perturbazione di queste regioni cerebrali durante la stimolazione elettrica comprometteva l’esecuzione del compito. Attraverso tecniche avanzate di analisi di neuroimmagine trattografica è stato quindi possibile individuare quali specifici fasci di fibre nervose attraversano le regioni identificate durate l’intervento chirurgico: sono i fasci fronto-striatali, che collegano la corteccia frontale ai nuclei della base, le connessioni cruciali per la corretta esecuzione del compito.

L’applicazione clinica di questa scoperta consente di localizzare con precisione millimetrica queste regioni ed evitare di danneggiarle nel corso dell’asportazione chirurgica della lesione tumorali adiacenti, mantenendo inalterata la funzionalità del malato, assicurandogli la migliore qualità di vita dopo l’intervento.

In questo tipo di lesioni infatti, sottolineano gli autori dello studio, non è sempre possibile distinguere il tessuto tumorale da quello sano sulla base delle neuroimmagini a disposizione: diventa fondamentale che il neurochirurgo possieda strumenti funzionali che gli consentano di ridurre al minimo possibili effetti collaterali delle procedure chirurgiche (deficit esecutivi, di linguaggio, prassici, visivi) e allo stesso tempo di massimizzare l’estensione della resezione. Le tecniche presentate in questo studio consentono di interrogare in modo diretto le regioni cerebrali adibite alle funzioni del controllo cognitivo, consentendo di massimizzare l’estensione della resezione senza produrre danni permanenti.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Università Statale di Milano

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