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Salute dell'occhio e cosmetici

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Pubblicato il: 24-09-2019


Salute dell'occhio e cosmetici © iStock

Sanihelp.it - Durante lo svolgimento dell’ European TFOS Ambassador Meeting dedicato alla salute dell’occhio si è parlato anche di come e se il make up può influenzarne la salute

Dati alla mano, infatti, le donne che nella quasi totalità usano quotidianamente prodotti per il make up per il viso  li considerano  dotati di una vita infinita, mentre anche i cosmetici hanno una data di scadenza che ne garantisce la sicurezza degli ingredienti, come la durata della capacità dei conservanti di evitare le contaminazioni.

Eppure oltre il 90% delle donne usa il makeup ben oltre la data di scadenza indicata sulla confezione, il 50% non legge le indicazioni di scadenza e il 20% non sa nemmeno che esistano.

Tale comportamento aumenta drasticamente il rischio di contaminazione da parte di batteri patogeni, che possono scatenare infezioni come congiuntiviti e blefariti.

ll makeup, inoltre, può divenire un nemico del film lacrimale perché particelle di cosmetici possono migrare sulla superficie oculare alterando il delicato film idrolipidico che la ricopre. 

Il mascara sembra essere l'indagato speciale: dopo 3 mesi di utilizzo, microbi sono presenti in oltre il 30% degli spazzolini, anche quando usati in maniera esclusiva da una sola persona.

La condivisione dei prodotti per gli occhi è quindi caldamente sconsigliata.

Sebo, cellule morte, acari e batteri si accumulano sull’applicatore e contaminano tutto il prodotto. 

Una ricerca condotta all’Università di Waterloo ha dimostrato che il 15-30% dell’eyeliner applicato sulle rime palpebrali migra sulla superficie dell’occhio entro 5 minuti dall’applicazione.

Così come i retinoidi, comunemente contenuti nelle creme anti-età e per il contorno occhi possono avere effetti negativi sulla funzione delle ghiandole di meibomio e possono contribuire a peggiorare la secchezza.

«Alcuni ingredienti contenuti nei cosmetici possono contribuire a rendere più sottile lo strato oleoso del film favorendo una più rapida evaporazione e contribuendo alla secchezza»  ha affermato la Prof. Piera Versura, del Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna e membro del Consiglio Direttivo TFOS.

Jennifer P. Craig, del Dipartimento di Oftalmologia dell'Università di Auckland, Nuova Zelanda, ha aggiunto: «Molti ingredienti hanno mostrato la capacità di interferire con l’equilibrio della superficie oculare, causare o peggiorare i sintomi dell’occhio secco, di conseguenza i pazienti dovrebbero evitare di utilizzare prodotti senza una lettura attenta delle etichette dei cosmetici che scelgono».

«Purtroppo il sistema sanitario nazionale in Italia non copre la spesa di costose terapie per malattie quali il dry eye. Inoltre, quasi tutte le lacrime artificiali sono a carico del paziente» ha affermato il Prof. Stefano Bonini, del Dipartimento di Oftalmologia, Università di Roma Campus Bio-Medico, Roma e TFOS Ambassador per la Città del Vaticano.

«La classificazione della gravità di ciascuna malattia potrebbe ridurre il numero di pazienti e rendere possibile il supporto sanitario nazionale per le condizioni più gravi. Inoltre, maggiori informazioni accreditate sulla specifica patologia dovrebbero essere facilmente reperibili e fornite ai pazienti». 



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
European TFOS Ambassador Meeting

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