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Alzheimer: quali prospettive di cura

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Pubblicato il: 25-11-2019


Alzheimer: quali prospettive di cura © iStock

Sanihelp.it - La popolazione occidentale è sempre più vecchia e spesso l’invecchiamento porta con sé il problema dello sviluppo di demenza.

Secondo le stime disponibili in Italia ci sono un milione e 271 mila persone affette da demenza: fra queste il 60% circa ha una possibile o probabile diagnosi di Alzheimer e la previsione è infausta, ovvero si pensa che entro il 2050 raddoppierà il numero delle persone colpite.

L’ultimo rapporto mondiale (2015) parlava di 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza.

Questa cifra, stando alle più recenti proiezioni, è destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni.

Cosa si può fare per contrastare la demenza da un punto di vista farmacologico?

Poco, a causa degli scarsi risultati delle nuove molecole a fronte di costi altissimi, tanto che diverse e importanti aziende farmaceutiche hanno annunciato di avere abbandonato l’obiettivo di trovare una cura o un farmaco che cronicizzi o migliori la malattia. Lo conferma Alessandro Mugelli, Presidente della Società Italiana di Farmacologia (SIF), mentre è in corso, a Firenze, il Congresso nazionale della Società: «È di pochi giorni fa l’annuncio della decisione di sospendere due studi di Fase III con un inibitore della sintesi della beta-amiloide in pazienti con malattia di Alzheimer in fase iniziale e questa notizia segue quelle di altri fallimenti e della decisione da parte di importanti aziende farmaceutiche di rinunciare alla ricerca sull’Alzheimer».

Se la premessa è questa, la scienza cerca comunque di ripartire e nuove strategie sono all’orizzonte: nel conto di Mugelli ci sono alcune centinaia di studi clinici.

«È molto probabile che la nuova strategia sarà ancora quella di puntare ad anticorpi anti beta-amiloide, la molecola che, accumulandosi nei neuroni, li porta alla morte scatenando la malattia – segnala il prof. Stefano Govoni dell’Università di Pavia – ma si tratterebbe di anticorpi molto particolari».

Già, perché non è la prima volta che si percorre questa via, e tuttavia i risultati non sono stati soddisfacenti: «Parliamo, invece, questa volta, di un anticorpo contro le forme oligomeriche di beta-amiloide, vale a dire quelle più patogene – sottolinea Govoni – : contrastando queste, è possibile che ritarderemo la comparsa dei sintomi e l’insorgenza della malattia».  

Il problema non è solo la strategia, dalla quale i ricercatori si aspettano un miglioramento, ma il numero di farmaci in studio che, sebbene a centinaia, non sono sufficienti. «Attualmente – continua Govoni – abbiamo solo 142 molecole in sviluppo, per tutte le fasi della sperimentazione, da quella preclinica (sull’animale) a quella clinica (sull’uomo): sappiamo quante molecole si rivelano inefficaci nella lunga strada dalla preclinica alla clinica, cioè dall’idea allo sviluppo, sino all’utilizzo vero e proprio sul paziente». E fa un paragone: «Pensiamo che le molecole attualmente in sperimentazione il cancro sono oltre 3000. Molte di queste saranno abbandonate, ma cominciamo comunque da un numero di partenza molto più alto di 142».

In tema di demenza è molto importante prevenire e dieta e attività fisica sono le strategie con le più alte evidenze di benefici. Alla base dello sviluppodi una demenza c’è sempre anche una componente cardiovascolare, quindi la buona salute del cuore in generale è fattore positivo e preventivo . «È un dato – conclude Govoni – che la malattia è più frequente in lavoratori manuali, piuttosto che in lavoratori che sono costretti a »utilizzare» per tutta la vita strategie più »cerebrali»: il rischio è dunque maggiore in chi possiede minore scolarità. Ma non è detto che chi sia meno scolarizzato debba »utilizzare» meno il cervello, dato che ognuno di noi può coltivare letture, esercizi per la mente e anche attività manuali in cui le facoltà cognitive siano particolarmente richieste».



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