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Gli interventi ricostruttivi proseguono

Chirurghi plastici volontari nei reparti Covid-19

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Pubblicato il: 20-04-2020

Chirurghi plastici volontari nei reparti Covid-19 © iStock

Sanihelp.it - I chirurghi plastici sono in prima linea durante il Covid-19. A discapito dello stereotipo che li vuole unicamente dediti all'aumento del seno, alla correzione del naso e dei segni del tempo, da un'iniziativa della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) emerge una realtà molto diversa, una realtà fatta di interventi ricostruttivi che avvengono nonostante l'emergenza in corso, di intensa attività scientifica sulle linee guida per la sicurezza e, soprattutto, di volontariato.

Un volontario molto specializzato

«Molti chirurghi plastici stanno prestando servizio come volontari nei reparti in cui sono ricoverati i pazienti affetti da Covid-19 – dice Francesco d'Andrea, presidente SICPRE –. Lo abbiamo scoperto invitando i nostri soci a raccontare come stanno vivendo, da un punto di vista professionale, queste settimane di lockdown». Un »blocco» che per chi si dedica unicamente alla libera professione è pressoché totale, alla luce della raccomandazione di evitare tutti gli interventi di chirurgia estetica. «La SICPRE è l'unica società di chirurgia plastica riconosciuta dal Ministero della Salute – dice ancora d'Andrea – e il 9 marzo abbiamo diffuso la raccomandazione di evitare tutti gli interventi di chirurgia estetica. Ma la chirurgia plastica è molto di più».

Come dimostrano le testimonianze inviate dai soci, che vengono progressivamente pubblicate sul sito della SICPRE, anche se non ha le competenza dello pneumologo e del virologo, il chirurgo plastico è molto utile nella cura del paziente affetto da coronavirus.

«Il chirurgo plastico è l'esperto dei tessuti molli e delle ferite difficili – dice ancora d'Andrea -  quindi lo specialista a cui i colleghi si rivolgono in caso di piaghe da decubito, necrosi dei tessuti e lesioni come quelle provocate dal protratto impiego del sondino naso-gastrico, come ovviamente avviene in pazienti che rimangono intubati per molto tempo.  Ricevere queste cure il più precocemente possibile è importante, soprattutto per chi ha già avuto un lungo ricovero, per non rendere ancora più lungo e difficile il pieno recupero. Per questo il nostro ruolo è prezioso».

L'emergenza sanitaria in corso, soprattutto nelle regioni più colpite, ha anche profondamente mutato l'operatività degli ospedali. Per questo – come emerge ad esempio dalla testimonianza in arrivo dalla Clinica di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova - in alcune realtà i reparti di chirurgia plastica sono chiamati a fare le veci dei pronto soccorso oberati dal Covid-19 per tutti i casi di traumatologia domestica, da lavoro e da bricolage.

«Accanto a tutto questo – dice ancora d'Andrea - bisogna ricordare che continua l'attività ricostruttiva post-oncologica, soprattutto nei casi di tumore al seno, melanoma e sarcoma. I pazienti devono continuare ad essere curati al meglio. Anche per questo molti di noi hanno lavorato e lavorano alla messa a punto di percorsi dedicati e di nuovi protocolli clinici, in modo da assicurare pure in tempo di coronavirus la sicurezza al paziente».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SICPRE – Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica

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