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Rischio Covid più aggressivo per questi pazienti

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Pubblicato il: 07-05-2020


Rischio Covid più aggressivo per questi pazienti © iStock

Sanihelp.it - Durante le prime settimane della diffusione del Covid-19 in Italia i medici e i ricercatori del San Raffaele hanno avviato un maxi studio clinico osservazionale per capire di più della malattia e dei soggetti colpiti più gravemente. 

Le informazioni ottenute incrociando l’analisi dei campioni biologici, la storia clinica e i dati diagnostici dei pazienti, hanno evidenziato che di fronte al nuovo coronavirus non siamo tutti uguali.

I fattori di rischio primari per la mortalità da Covid-19 sono chiari: età avanzatatumore maligno in corso, ipertensione arteriosa e malattia coronarica.

Secondo le analisi di laboratorio, inoltre, i pazienti a maggior rischio hanno un basso numero di linfociti nel sangue, perché esauriti da una risposta immunitaria fuori misura e valori elevati di alcuni marcatori che misurano la presenza di una reazione iper-infiammatoria. 

Sulla base di queste evidenze scientifiche è possibile costruire un percorso preventivo di screening, presa in carico e cura dei pazienti a rischio, che preceda il ricovero.

«Attraverso gli indicatori che abbiamo individuato possiamo riconoscere in anticipo i pazienti che svilupperanno la forma più grave della patologia - spiega Fabio Ciceri vice direttore scientifico per la ricerca clinica e primario dell’unità di Ematologia e Trapianto di Midollo - Su questi pazienti potremo intervenire più precocemente e con maggior efficacia usando le terapie che già stiamo testando con discreto successo su pazienti in condizioni più avanzate».

Per fare tutto ciò è però fondamentale costruire un’alleanza forte tra ospedali ad alta specializzazione, che hanno l’esperienza della malattia e i farmaci innovativi a disposizione, e la medicina del territorio, che grazie a una veloce identificazione può proteggere la popolazione di pazienti a maggior rischio di ricovero e mortalità.

«Attraverso un programma di screening e attraverso l’intervento tempestivo, innanzitutto a domicilio, possiamo gestire la patologia in anticipo, riducendo altamente la mortalità- afferma Alberto Zangrillo direttore delle Unità di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare- Per fare un esempio, concreto, un iperteso con più di 65 anni, a fronte di un episodio febbrile non deve essere lasciato a casa nella speranza di un’evoluzione positiva del quadro clinico. Deve essere tempestivamente inserito in un percorso di diagnosi, monitoraggio e cura». 



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IRCCS Ospedale San Raffaele

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