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La quarantena ha influenzato i livelli di vitamina D?

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Pubblicato il: 05-05-2020

Gioseg attraverso un documento bilanciato e di ampio respiro ha raccolto e rilanciato il parere dei principali esperti nazionali ed internazionali sulla vitamina D


La quarantena ha influenzato i livelli di vitamina D? © iStock

Sanihelp.itGIOSEG (Gruppo di studio sull’osteoporosi da glucocorticoidi e sull’endocrinologia scheletrica) attraverso un documento bilanciato e di ampio respiro, La vitamina d: un ormone essenziale per la salute scheletrica, 2020 update ha raccolto e rilanciato il parere dei principali esperti nazionali ed internazionali sulla vitamina D. 

Durante questo lockdown molto si è discusso sul ruolo della vitamina D in generale e sul suo possibile effetto di supporto sistema immunitario.

Il recente report di AIFA, inoltre, a sei mesi dall’istituzione della Nota 96, istituita per migliorare l’appropriatezza con la revisione del regime di rimborsabilità, ha certificato come il suo utilizzo da parte della popolazione italiana sia diminuito in media del 30%. 

«Che la vitamina D sia un ormone fondamentale per la salute delle ossa è noto già da molto tempo – spiega il Professor Andrea Giustina, Presidente del GIOSEG e Primario dell’Unità di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - tuttavia, tutta questa attenzione mediatica non fa altro che confermare la continua crescita dell’ampio interesse scientifico per la vitamina D. I dati ci dicono che soprattutto negli anziani, ma non solo, è presente un’ampia e diffusa carenza di vitamina D, che configura una condizione di crescente rilievo clinico. Il nostro documento ha l’obiettivo primario di fornire agli stakeholder della salute, una nuova riflessione, basata sulle emergenti evidenze dell’ipovitaminosi D sia nel trattamento della fragilità scheletrica che nella medicina clinica. Le domande a cui abbiamo voluto rispondere sono essenziali e pratiche: perché dobbiamo prevedere un piano a lungo termine per la prevenzione prima e la gestione poi dell’ipovitaminosi D nella popolazione italiana? Quale Vitamina D deve essere considerata? Quali sono i suoi effetti realmente documentati?  Ed ancora quali sono le possibili soluzioni da implementare in politica sanitaria, superando il principio della razionalizzazione della spesa sanitaria, che in questo particolare momento storico appare decisamente anacronistico». 

Perché quindi è importante prevenire la carenza di tale vitamina?  

La carenza di Vitamina D nella popolazione è sostanzialmente dovuta a due motivi: lo stile di vita sedentario, peggiorato durante la quarantena per il Covid-19 che ha limitato la possibilità di stare all’aria aperta e l’alimentazione, che anche con diete particolarmente attente, arriva ad impattare solo per il 20% del fabbisogno di Vitamina D.

«A questo proposito – spiega il Professor Andrea Giustina – credo sia utile citare il cosiddetto paradosso scandinavo cioè quel fenomeno epidemiologico che vede una inattesa maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nei Paesi del bacino del Mediterraneo rispetto ai Paesi del Nord Europa, nei quali è stata per tempo intrapresa una politica di fortificazione degli alimenti con vitamina D, basata sulla consapevolezza dell’inefficienza dell’irraggiamento solare». 



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Gioseg

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