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Mbele Mama: un inno alla vita cantato dal coro degli afasici

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Pubblicato il: 11-05-2020


Mbele Mama: un inno alla vita cantato dal coro degli afasici © rete

Sanihelp.it - Il Coro degli Afasici di A.L.I.Ce. Cuneo Odv (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) e l’ensemble la Voce dell’Afasia dell’Associazione Musica e Cura di Torino, due cori speciali, costituiti da persone afasiche (che hanno cioè perso o ridotto la loro capacità di comunicare e di esprimersi) hanno ritrovato la parola grazie al canto e alla musicoterapia.

I due cori si sono gemellati cantando a distanza, uniti dalle tecnologie, il brano Mbele Mama, un canto di origine africana che è un inno alla gioia e alla madre, intesa anche come pianeta Terra. Un inno alla vita che diventa messaggio di forte speranza ancora di più perché arriva da persone fragili che hanno saputo fare dei loro limiti una forza.

La forza di superare le difficoltà, insieme, in musica, in coro.

Perché il canto unisce e la distanza non divide. (Link al video https://www.youtube.com/watch?v=ATnzBzrw9nI).

ll progetto del Coro degli Afasici è stato fortemente voluto dalla Federazione nazionale A.L.I.Ce. Italia.

Risulta essere una realtà presente ormai in diverse città: oltre a Cuneo anche Trieste, Genova, Ravenna, Firenze, L’Aquila ed è rivolto a coloro che, avendo già realizzato un percorso riabilitativo, vogliono affrontare e migliorare i disagi emotivi collegati alla propria esperienza di isolamento e depressione, conseguenze molto frequenti dell’ictus e dell’afasia.

L’ictus cerebrale è una malattia grave e disabilitante, che ogni anno nel mondo colpisce circa 15 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte, la prima di invalidità e la seconda di demenza; nel nostro Paese sono circa 150.000 i soggetti colpiti e quelli che sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione.

Partecipare al Coro comporta non solo benefici di natura psicologica, ma si caratterizza anche per una specifica valenza terapeutica.

Le persone afasiche, infatti, hanno difficoltà a parlare ma riescono quasi tutte ugualmente a cantare: questo è possibile perché musica e linguaggio verbale non si trovano nello stesso emisfero cerebrale.

Il linguaggio si colloca nell’emisfero dominante, mentre la funzione musicale interessa l’emisfero non dominante.

Questo è il motivo per cui una persona che non riesce ad articolare neanche le frasi più semplici, può con l’esercizio unire la propria voce a quella degli altri, anche solo sillabando.  

«Il Coro – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv- rappresenta anche un importante e piacevole momento di socializzazione e di incontro tra le persone afasiche e i loro familiari o caregiver, perché in queste occasioni tutti possono »dare voce» al proprio vissuto. Con questa esperienza si rafforza anche l’autostima della persona, che, essendo in contatto con altre che hanno problematiche simili, si sente finalmente parte di un gruppo».

Per la persona con afasia può essere difficile riuscire a seguire discorsi veloci, trovare le parole adatte da dire o comprendere frasi molto lunghe e complesse.

Bisogna, innanzitutto, capire che convivere con chi ha un disturbo così grave può determinare cambiamenti di umore anche importanti e repentini e, quindi, sarebbe opportuno avere un atteggiamento rassicurante e positivo.

La difficoltà di linguaggio non va interpretata come rifiuto di parlare: la persona afasica comunica come e quando può, riuscendo un attimo prima a dire una parola, ma subito dopo potrebbe manifestare difficoltà nell’esprimere efficacemente il proprio pensiero.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
A.L.I.Ce. Cuneo Odv

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