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Covid-19 e infarto: triplicata la mortalità

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Pubblicato il: 11-05-2020


Covid-19 e infarto: triplicata la mortalità © iStock

Sanihelp.it - L’attenzione della sanità su Covid-19 e la paura del contagio rischiano di vanificare i risultati ottenuti in Italia con le terapie per l’infarto e gli sforzi per la prevenzione degli ultimi 20 anni. L’organizzazione degli ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi. Inoltre, per timore del contagio i cittadini ritardano l’accesso al Pronto Soccorso e arrivano in ospedale in condizioni gravi, spesso con complicazioni aritmiche o funzionali, che rendono meno efficaci le terapie salvavita come l’angioplastica primaria.

Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata rapidamente, ora che è passata la prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19. È questo il grido d’allarme della Società Italiana di Cardiologia a seguito di uno studio multicentrico nazionale, condotto in 54 ospedali. 

Lo studio, durante il periodo Covid, ha registrato una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13.7% dal 4.1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. Infatti, il tempo tra l’inizio dei sintomi e la riapertura della coronaria durante il periodo Covid è aumentato del 39%. Questo ritardo è spesso fatale perché nel trattamento dell’infarto il tempo è un fattore cruciale. L’età media di questi malati è stata di 65 anni. 

All’aumento della mortalità è associata una riduzione dei ricoveri per infarto superiore al 60%. La riduzione è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo gli individui con infarto si sono ricoverati meno, ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi. 

Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese: Nord e Sud 52,1% e 59,3% al Centro. Una riduzione simile è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno, e per la fibrillazione atriale, con una diminuzione di oltre il 53%, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Società Italiana di Cardiologia

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