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Nuovo alleato per resistere al desiderio di cibo

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Pubblicato il: 18-05-2020

Nuovo alleato per resistere al desiderio di cibo © iStock

Sanihelp.it - Durante questo periodo unico nella storia moderna, rifugiarsi nel cibo è per molte persone un modo per sfuggire alle emozioni negative e per gratificarsi attraverso i piaceri della vita. Questo perché molti alimenti, soprattutto quelli ricchi di zuccheri, costituiscono una fonte di energia immediatamente disponibile per l’organismo e allo stesso tempo stimolano la trasmissione dopaminergica nel cervello, il neurotrasmettitore associato alla motivazione e al senso di gratificazione. 

Si tratta di una risposta fisiologica allo stress che, tuttavia, in molti individui diventa un comportamento compulsivo, incontrollabile e ripetitivo che spesso sfocia in una vera e propria patologia. È il caso del Binge Eating Disorder, il disturbo alimentare più comune, caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate fuori controllo, analoghe a quelle della bulimia, non seguiti da atti compensatori o di eliminazione (come l’induzione del vomito o l’auto-somministrazione di lassativi).

Chi ne è affetto sviluppa nel tempo obesità grave, oltre a un marcato disagio psicologico, caratterizzato da depressione, ansia, bassa autostima o altri problemi che possono influenzare notevolmente la qualità della vita. I trattamenti attualmente disponibili prevedono una combinazione di psicoterapia e farmaci antidepressivi. Tuttavia, il tasso di ricaduta è molto elevato. 

Due gruppi di ricerca coordinati da Silvana Gaetani del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza e da Carlo Cifani della Scuola di Scienze del farmaco e dei prodotti della salute dell’Università di Camerino, hanno identificato una molecola che potrebbe essere utile, l’oleoiletanolamide

Ha un noto ruolo come segnale di sazietà per il cervello e regolatore del metabolismo, soprattutto quello dei grassi: è in grado di prevenire lo sviluppo di un comportamento alimentare anomalo, di tipo binge, e agisce modulando l'attività di circuiti cerebrali che rispondono alle proprietà piacevoli del cibo e/o all'esposizione a una condizione stressante.

Le prove scientifiche sono state ottenute in un modello sperimentale di binge eating disorder e, sebbene debbano essere confermate in individui affetti da questa condizione, fanno sperare che l'Oea possa essere un nuovo potenziale alleato per la prevenzione o la cura dei disturbi del comportamento alimentare. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Neuropsychopharmacology.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Sapienza Università di Roma

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