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Prematuri e rischi Covid: sì a genitori in terapia intensiva

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Pubblicato il: 19-05-2020

Anche durante l'emergenza Covid-19 gli specialisti neonatologi sostengono la vicinanza dei genitori ai neonati prematuri in terapia intensiva.


Prematuri e rischi Covid: sì a genitori in terapia intensiva © iStock

Sanihelp.it - «La presenza dei genitori nei reparti di terapia intensiva neonatale è vitale per i neonati prematuri e deve essere garantita anche durante questa emergenza - afferma Fabio Mosca Presidente della Società Italiana di Neonatologia - Da subito la SIN, insieme a Vivere Onlus Coordinamento delle Associazioni dei Genitori, si è attivata affinchè, con le precauzioni per prevenire la diffusione del Covid-19, fosse garantita la partecipazione dei genitori alla cura dei piccoli ricoverati e non si interrompesse la Kangaroo Mother Care, il contatto pelle a pelle che, già dalle prime ore di vita, contribuisce all’adattamento del neonato alla vita extrauterina e apporta numerosi benefici, in particolare ai neonati prematuri».

Un'indagine della società, svolta all’inizio della pandemia in 27 TIN del Centro-Nord, ha evidenziato che inizialmente si era ridotta la possibilità di ingresso ai genitori in reparto, con alcuni centri che avevano vietato totalmente l’accesso e, in particolare, 12/27 centri avevano sospeso la marsupioterapia. Con le nuove indicazioni emanate dalla Sin, molte terapie intensive hanno modificato le iniziali limitazioni, consentendo una maggiore presenza dei genitori e la loro partecipazione alle attività di cura.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato i diversi effetti positivi della Kangaroo Mother Care, consigliata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tanto da essere considerata dagli esperti un intervento terapeutico, sia per il neonato che per i genitori. Nei reparti dove si attuano fin dalla nascita tecniche di contenimento e di developmental care eseguite dal personale sanitario e dai genitori si è notata una riduzione dei danni cerebrali.

La separazione precoce dal genitore rappresenta uno stress per il bambino, con effetti a breve e a lungo termine. La Società Italiana di Neonatologia, durante l’evento epidemico in corso, ha supportato i reparti di Terapia Intensiva Neonatale con indicazioni volte a mantenere l’apertura H24 e a non rinunciare al contatto pelle a pelle tra genitore e bambino, prescrivendo le nuove regole da seguire come l’ingresso di un solo genitore alla volta per evitare sovraffollamento, l’utilizzo di mascherine, la corretta igiene delle mani, triage e check-list sulle condizioni di salute di genitori e nucleo familiare.

«La connessione fisica ed emozionale che si attua attraverso gli sguardi, i sorrisi, la voce, il contatto fisico - continua Mosca - svolge una funzione di modulazione dello stress, di protezione neurobiologica e di promozione delle competenze di regolazione del bambino. Il contatto pelle a pelle e l’allattamento al seno sono momenti essenziali per promuovere un sano sviluppo neuro-comportamentale». 

Nel 2017 da un’indagine del Gruppo di Studio della Care Neonatale della Società Italiana di Neonatologia emergeva che la KMC veniva proposta in quasi tutti i centri di TIN intervistati (94%), tuttavia il suo utilizzo era ridotto e penalizzato dalle restrizioni all’ingresso in reparto, tenuto conto che esso era consentito H24 solo nel 61% dei casi, con forti disparità regionali. Esistevano ancora grosse limitazioni legate all’età gestazionale, alla durata e alla frequenza delle sedute e alle caratteristiche strutturali dei reparti. Nel corso del 2020 è prevista una nuova indagine conoscitiva.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Società italiana di neonatologia

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