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In arrivo nuova terapia cellulare per le ustioni gravi

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Pubblicato il: 01-06-2020


In arrivo nuova terapia cellulare per le ustioni gravi © iStock

Sanihelp.it - In tutto il mondo, almeno 50 milioni di persone soffrono di gravi difetti cutanei di dimensioni rilevanti che richiedono interventi chirurgici per ripristinare le funzioni della pelle (per esempio le ustioni). La terapia standard lascia spesso questi individui con cicatrici permanenti, dolorose e debilitanti che possono compromettere la mobilità e la crescita, richiedono diversi interventi di follow-up e un'intensa cura e riabilitazione fisica e psicosociale.

Lo standard di cura oggi è l‘innesto autologo a rete (autografting): innesti di pelle sana vengono prelevati dal corpo della persona, estesi e trapiantati sulle ferite profonde. Purtroppo, con questa tecnica il rapporto di estensione è inferiore a 1 a 9, cioè da un centimetro quadrato di innesto di pelle prelevata (sito donatore) si riesce a coprire un’area di massimo 9 cm quadrati (ferita da trattare). Pertanto nel trattamento di difetti della pelle estesi sono richiesti molti prelievi. Inoltre, gli innesti prelevati sono molto sottili rispetto allo spessore della ferita e pertanto generano cicatrici.

Da oggi però è disponibile un rivoluzionario trattamento cellulare per gli autotrapianti di pelle, anche per il trattamento di gravi ustioni, che consente di creare in laboratorio ampi innesti a doppio strato dermo-epidermale da re-impiantare senza rischi di rigetto e con cicatrice minime. Le cellule epidermiche e dermali vengono isolate da una piccola biopsia, cresciute in vitro in 2D e utilizzate in combinazione con un idrogel compresso per creare un innesto cutaneo 3D dermo-epidermico personalizzato, poi trapiantato sulla ferita. L'attuale processo di produzione richiede circa 22 giorni.

Il rapporto di estensione è di almeno 1 a 100 e ciò consente di lasciare intatta la pelle sana e ridurre il numero di interventi invasivi. La fase uno clinica è stata conclusa con 5 anni di follow-up e i risultati sono molto promettenti. A breve inizierà lo studio di fase due in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Queste attività italiane di ricerca saranno supportate dall'Università di Zurigo. Gli studi di fase due della tecnologia sono attualmente già in corso in Svizzera e nei Paesi Bassi.



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