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Covid 19, sole e lampade: raggi Uv efficaci contro il virus

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Pubblicato il: 16-06-2020


Covid 19, sole e lampade: raggi Uv efficaci contro il virus © iStock

Sanihelp.it - La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al mercurio (usate per esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il Coronavirus SARS-COV-2. Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Minalo (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici.

Gli scienziati hanno illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus e hanno rilevato  che è sufficiente una dose molto piccola – 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio– per inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione.  Con dosi così piccole è possibile attuare un’efficace strategia di disinfezione contro il Coronavirus. Questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli per contrastare lo sviluppo della pandemia.

Il risultato ottenuto è importante anche al fine di validare uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, per comprendere come gli ultravioletti prodotti dal Sole, al variare delle stagioni, possano incidere sulla pandemia, inattivando in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto per esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti.

In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C (anch’essi prodotti dal Sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d’onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C. In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato da una recente misura in luce UV-A e UV-B dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Lo studio sembra spiegare come la pandemia Covid-19 si sia sviluppata con più potenza nell’emisfero Nord della Terra durante i primi mesi dell’anno e ora stia spostando il picco nei Paesi dell’emisfero Sud, dove sta già iniziando l’inverno, attenuandosi invece nell’emisfero Nord.

Sebbene altri fattori possano avere influenzato l’attenuazione del contagio che si registra nel nostro Paese da alcune settimane (distanziamento sociale, mutazione del virus), potrebbe essere istruttivo verificare nei mesi autunnali se una eventuale seconda ondata di contagi possa essere collegata alla minore efficacia del Sole nel neutralizzare il virus e quindi capire se il ruolo della radiazione sia stato determinante per l’attenuazione dei contagi o abbia avuto solo un ruolo coadiuvante.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Università Statale di Milano, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Istituto Nazionale di Astrofisica

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