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Pazienti oncologici e dieta: un argomento delicato

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Pubblicato il: 07-07-2020

I pazienti oncologici dovrebbero essere strettamente monitorati nella loro alimentazione: nuove prospettive dall'applicazione rigorosa e controllata della dieta mima digiuno


Pazienti oncologici e dieta: un argomento delicato © iStock

Sanihelp.it - Quando si riceve una diagnosi di cancro ci si interroga sull’aspettativa di vita, su come si reagirà al percorso terapeutico e agli inevitabili cambiamenti fisici e sociali che produrrà e ci si chiede cosa si può fare, nella quotidianità, per affrontare al meglio le terapie alle quali bisogna sottoporsi.

L’attenzione dei pazienti oncologici è molto alta nei confronti dell’alimentazione: ci si interroga sull’appropriatezza o meno delle scelte alimentari e in molti casi, in effetti, la dieta di questi pazienti non viene curata come dovrebbe.

Si può affermare con sicurezza che i nutrienti introdotti con la dieta di ogni giorno svolgono un ruolo di modulatori nei processi patologici, di guarigione, di risposta alle terapie e con effetti importanti sulla prognosi.

«Si parla spesso di digiuno e cancro, come strumento per ‘affamare’ le cellule tumorali e migliorare l’efficacia delle terapie. L’argomento è particolarmente delicato e deve essere trattato da specialisti e con la massima attenzione e competenza: sappiamo infatti che il 65% dei pazienti presenta una condizione di malnutrizione, seppur variabile in gravità a seconda del tipo di tumore, già alla prima visita oncologica» spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, così come chiaramente evidenziato dallo studio italiano PreMiO (Prevalenza della Malnutrizione in Oncologia).

L’affermazione del professor Muscaritoli spiega la grande attenzione nei confronti della dieta Mima digiuno.

FMD, acronimo di Fasting Mimicking Diet è un piano alimentare a base di vegetali, e bassi livelli di calorie e proteine.

Un recentissimo studio randomizzato olandese pubblicato su Nature Communications, ne ha valutato l’efficacia su un gruppo di 131 donne con carcinoma mammario HER-2 negativo allo stadio 2/3.

Nello studio multicentrico DIRECT le 131 pazienti con carcinoma in fase iniziale sono state assegnate a due gruppi: uno che avrebbe seguito il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante (quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia) e il secondo che avrebbe seguito il regime mima-digiuno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni

Alle pazienti del secondo gruppo è stata assegnata una dieta di circa 1200 kcal il primo giorno, ridotti poi a 200 kcal nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi. 53 pazienti su 65 (81,5%) hanno completato il primo ciclo di FMD, il 50% ne ha completati due, il 33,8% è arrivato a 3 cicli e il 20% ha completato 6 cicli. 

Nel gruppo che ha rispettato la restrizione, la malattia definita ‘stabile’ o ‘progressiva’ era marcatamente inferiore nel gruppo mima-digiuno rispetto a quello del controllo: l’11,3% contro 26,9%.

E le pazienti che hanno seguito restrizioni per più cicli hanno mostrato una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100% tre volte maggiore (secondo la classificazione di Miller e Payne). Nonostante non ci sia stata differenza nella tossicità, il gruppo che seguiva la FMD non aveva bisogno di assumere farmaci per controllare nausea e vomito.

«I risultati di questa ricerca, per quanto estrememante preliminari, sono certamente interessanti e incoraggiano nuove ricerche. Purchè i risultati non siano usati al di fuori del contesto clinico e specialistico con tentativi e regimi improvvisati quanto pericolosi per la salute. In pratica, la restrizione calorica sembrerebbe proteggere le cellule sane da fattori di rischio e stress come la chemioterapia, mentre le cellule malate non sono in grado di proteggersi e adattarsi alla scarsità energetica e per questo subiscono quello che viene chiamato sensibilizzazione allo stress (DSS)» conclude Muscaritoli.



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SINuC

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