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Focalizzarsi sulla fragilità del paziente

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Pubblicato il: 16-07-2020


Focalizzarsi sulla fragilità del paziente © iStock

Sanihelp.it - «La fragilità  è una caratteristica individuale ben nota in geriatria che identifica i cosiddetti pazienti più vulnerabili. La fragilità è quindi una condizione dinamica dell’individuo che sperimenta perdite di funzione in più domini personali (psichico, fisico, sociale) ed è determinata da più variabili che aumentano il rischio di risultati sfavorevoli per la propria salute. Un esempio di fragilità è rappresentato da un paziente che per causa di malattia ha perso una funzione fisica, non ha autosufficienza, ha subito cambiamenti socio-ambientali sfavorevoli (mancanza di care-giver, casa con barriere architettoniche, etc.) con inevitabile peggioramento dello stato di salute».

A parlare in questi termini  è il professor Enrico Clini direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena.

Proprio l’azienda Ospedaliero- Universitaria di Modena è l’unico centro italiano, ad aver partecipato allo studio del Regno Unito coordinato dall’Università di Cardiff che ha coinvolto circa 2.000 pazienti pubblicato sul numero di luglio di The Lancet Public Health.

Secondo questo studio la prognosi a breve termine dei pazienti ricoverati in ospedale per polmonite da COVID-19 è legata in maniera significativa alla fragilità individuale, e non tanto all’età o alla presenza di co-morbilità croniche come già documentato da studi recenti.

Il  centro di Modena ha contribuito allo studio internazionale con circa 160 pazienti (il 10% della casistica complessiva) fornendo risultati molto omogenei rispetto a quelli osservati negli altri centri di oltre Manica.

Il dato significativo è rappresentato dalla possibilità di intercettare, in questi pazienti COVID-19 ospedalizzati, il grado di fragilità attraverso una semplice scala a punteggio validata (la Clinical Frailty Scale – CFS).

Il punteggio aumenta in funzione della fragilità e tanto è più elevato tanto maggiore è il rischio che il paziente muoia in ospedale. In pratica, suddividendo la fragilità in assente, lieve, moderata o grave, si è osservato che il rischio di morte aumenta di quasi 2 volte in caso di fragilità moderata e che aumenta di oltre 2 volte in caso di fragilità grave rispetto all’ assenza di questa condizione, a prescindere da età e altri fattori che concorrono alla prognosi.

Oltre a questo, essere pazienti fragili rallenta la possibilità di dimissione dal reparto per acuti verso il proprio domicilio in tutti i pazienti che sopravvivono.

«Le implicazioni cliniche pratiche sono dunque rilevanti – prosegue Clini – poiché una valutazione sulla fragilità individuale del paziente COVID-19 subito all’ingresso in ospedale dovrà potenzialmente fare predisporre misure e interventi di possibile protezione oppure anticipare decisioni gestionali per il breve e medio termine».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena

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