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Covid e danni al cervello? Sì, ma niente allarmismi

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Pubblicato il: 04-08-2020


Covid e danni al cervello? Sì, ma niente allarmismi © iStock

Sanihelp.it - La Società Italiana Di Neurologia fa chiarezza sulle possibili implicazioni neurologiche derivanti da una infezione da Sars-Cov-2. Diversi studi, infatti, alcuni dei quali condotti in Italia, hanno riportato che oltre alle note complicanze respiratorie e trombo-emboliche, l’infezione da Covid-19 ha causato un elevato numero di complicanze neurologiche, con valori superiori al 50% soprattutto nei più anziani con sintomi respiratori tali da richiedere un ricovero ospedaliero.

Gli studi hanno dimostrato che l’infezione può indurre, in circa il 10% di tutte le manifestazioni neurologiche, la comparsa di reazioni infiammatorie e immunitarie che coinvolgono il sistema nervoso causando encefaliti, meningo-encefaliti, mieliti, polinevriti, e miositi. L’elemento nuovo è la possibilità che i soggetti colpiti dal virus Covid-19 possano sviluppare complicanze neurologiche anche a distanza di tempo dal contagio, così come anche in presenza di sintomi respiratori modesti. A tal riguardo, uno studio recente condotto in Inghilterra suggerisce che un coinvolgimento tardivo del sistema nervoso centrale e periferico rappresenta il 20% di tutte le complicazioni neurologiche.

Se è vero però che nei malati di Covid-19 è stato riscontrato un aumento di complicazioni neurologiche anche sui soggetti giovani, è altrettanto vero che queste potrebbero anche non essere correlate direttamente al virus: la relazione eziologica deve quindi essere valutata in ogni singolo soggetto.

Nonostante diversi autori abbiano riportato la possibilità di un'invasione del virus SARS-COV-2 nelle cellule nervose, ribadiscono gli esperti, a oggi questa dimostrazione è riportata solo in condizioni sperimentali e non ci sono evidenze di infezioni virali nel cervello o nel midollo. Anzi, si può affermare che la possibilità di un interessamento diretto del virus nel cervello è abbastanza remota. Questo non significa che non siano possibili casi, ma tale evenienza è poco frequente.

Ѐ noto che le infezioni virali di per sé inducono una rilevante reazione infiammatoria che non coinvolge unicamente le vie respiratorie. Nel caso di Covid-19, la reazione infiammatoria è rilevante e causa la produzione di numerose sostanze, dette citochine, che possono determinare un’attivazione immunitaria in molti tessuti. 

A disposizione degli specialisti, ci sono diverse strategie terapeutiche mediante farmaci antinfiammatori, farmaci immunosoppressori, trattamenti con immunoglobuline e con plasmaferesi. Vi sono evidenze che la terapia con farmaci cortisonici e terapie immunomodulanti è in grado di controllare la maggior parte di questi casi. Fondamentale è quindi identificare i casi correlati a Covid-19 e stabilire se vi sia una correlazione con la pregressa infezione.

Per i malati di Covid-19, il consiglio è quello di riportare tempestivamente al proprio medico di famiglia eventuali disturbi, insorti durante l’infezione o a distanza di tempo. Nel caso di disturbi persistenti, è fondamentale una valutazione specialistica neurologica.



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Società italiana di neurologia

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