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Danni neurologici da Covid

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Pubblicato il: 27-07-2020


Danni neurologici da Covid © iStock

Sanihelp.it - La SIN, Società Italiana Di Neurologia, fa chiarezza sulle possibili implicazioni neurologiche derivanti da una infezione da Sars-Cov-2.

Diversi studi, infatti, alcuni dei quali condotti in Italia, hanno riportato che oltre alle complicanze respiratorie e trombo-emboliche, l’infezione da Covid-19 ha causato un elevato numero di complicanze neurologiche, con valori superiori al 50% soprattutto nei pazienti più anziani con sintomi respiratori tali da richiedere un ricovero ospedaliero.

Gli studi in questione hanno dimostrato, ancora una volta, che l’infezione può indurre, in un certo numero di casi pari a circa il 10% di tutte le manifestazioni neurologiche, la comparsa di reazioni infiammatorie e immunitarie che coinvolgono il sistema nervoso causando la comparsa di encefaliti, meningo-encefaliti, mieliti, polinevriti, e miositi.

L’elemento nuovo è la possibilità che i soggetti colpiti dal virus COVID-19 possano sviluppare complicanze neurologiche anche a distanza di tempo dall’avvenuto contagio, così come anche in presenza di sintomi respiratori modesti.

A tal riguardo, uno studio recente condotto in Inghilterra suggerisce che un coinvolgimento tardivo del sistema nervoso centrale e periferico rappresenta il 20% di tutte le complicazioni neurologiche.

Se è vero però che nei pazienti COVID-19 è stato riscontrato un aumento di complicazioni neurologiche anche sui soggetti giovani, è altrettanto vero che queste potrebbero anche non essere correlate direttamente al virus, la relazione eziologica deve quindi essere valutata caso per caso.

Ѐ noto che le infezioni virali di per sé inducono una rilevante reazione infiammatoria che non coinvolge unicamente le vie respiratorie.

Anzi, nel caso di COVID-19, la reazione infiammatoria è decisamente rilevante e causa la produzione di numerose sostanze, dette citochine, che possono determinare un’attivazione immunitaria in molti tessuti.

In seguito all’epidemia, infatti, si è evidenziato un aumento dei casi di reazioni autoimmuni.

«Ad oggi – spiega il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN (Società Italiana di Neurologia) - abbiamo a disposizione diverse strategie terapeutiche mediante farmaci antiinfiammatori, farmaci immunosoppressori, trattamenti con immunoglobuline e con plasmaferesi. Vi sono evidenze che la terapia con farmaci cortisonici e terapie immunomodulanti è in grado di controllare la maggior parte di questi casi. Fondamentale è quindi identificare i casi correlati a COVID19 e stabilire se vi sia una correlazione con la pregressa infezione».

Cosa consigliare a chi ha avuto un’infezione o è stato a contatto con pazienti COVID-19?

Per prima cosa, si deve tener presente che in molti casi il contagio non provoca malattia o sintomi (casi asintomatici).

n secondo luogo, la comparsa di un evento o disturbo neurologico non necessariamente comporta che la manifestazione neurologica sia correlata con l’eventuale contagio.

Nei pazienti che si sono ammalati di COVID19, il consiglio è quello di riportare tempestivamente al proprio medico di famiglia eventuali disturbi, sia che siano insorti durante l’infezione che a distanza di tempo. 

Nel caso di disturbi persistenti, è fondamentale una valutazione specialistica neurologica.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Società Italiana Neurologia

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