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Il profilo psicologico di chi maltratta gli animali

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Pubblicato il: 03-08-2020


Il profilo psicologico di chi maltratta gli animali © iStock

Sanihelp.it - Gli episodi di maltrattamenti ai danni degli animali sono, purtroppo, una costante delle cronache nazionali e internazionali, che raccontano di fatti spesso cruenti ai loro danni. Una piaga che riguarda tutto il mondo. E dalla quale, con ogni probabilità, non è mai stata messa in campo una vera e propria guerra da parte dei governi di tutto il mondo: le pene, in molti casi, non sono sufficientemente rigide nei confronti di chi commette queste atrocità.

Come si evince dall’articolo di Lettoquotidiano.it in base ad alcuni studi di illustri psicologici, o ad alcuni saggi come Inquietudine omicida edito da Phoenix, è possibile tracciare un profilo di questi soggetti per capire cosa spinga loro a commettere queste violenze, fortunatamente incomprensibili per la maggioranza delle persone che vivono sul nostro pianeta. Innanzitutto, è stato assodato come queste persone siano in grado di commettere violenze anche ai danni di esseri umani, oltre che agli animali stessi.

La correlazione tra violenze ad animali e persone

Spesso, queste persone sono state inserite in un contesto familiare decisamente poco armonioso, dove il bambino è cresciuto prevalentemente, se non totalmente, col linguaggio della violenza. Questa proiezione, poi, viene traslata nell’età adolescenziale ed adulta nel mondo reale, cercando di colpire quei soggetti più deboli, in modo da poter soddisfare il proprio squilibrato e malsano ego.

E molti animali, in tal senso, rappresentano una preda particolarmente facile da agguantare, in quanto indifesi o di piccoli dimensioni. Non è casuale, di conseguenza, quanto riportato da un recente studio universitario americano, che ha messo in evidenza come il 40% dei serial killer avesse perpetrato, in età adolescenziale, delle violenze a danni di animali.

Gli psicologi infantili, non di rado, mettono in guardia i genitori nel prestare attenzione nel rapporto fra il proprio bambino e l’animale domestico, al fine di individuare i primi sintomi di un disturbo mentale e comportamentale che, qualora fosse colto in tempo, può essere curato, evitando che possa peggiorare ed esplodere in atti di violenza ai danni di animali o persone.

Guardando in casa nostra, una ricerca condotta su alcuni giovani italiani ha lasciato l’amaro in bocca ai tanti amanti degli animali presenti nel nostro paese: almeno il 17% dei ragazzi, infatti, ammette di aver commesso, almeno una volta nella vita, violenza a danno di un animale. Ed il motivo principale, purtroppo, risiede nella ricerca di un po’ di divertimento alternativo rispetto all’ordinarietà e alla quotidianità.

Maltrattamenti agli animali: il disturbo, spesso, si manifesta da bambini

Secondo gli esperti, però, questo dato ed i motivi per i quali si compiono questi atti, non devono essere assolutamente sottovalutati: da alcuni dati elaborati dal CNR, almeno il 33% dei ragazzi che compiono violenza ai danni degli animali, sarebbero in grado di compiere efferatezze ai danni delle persone in età adulta. Lo studio, poi, traccia alcune linee sui reali motivi psicologici che inducono le persone a commettere questi gesti.

Questi maltrattamenti, come si può evincere dal report profilo zooantropologico criminale del maltrattatore e uccisore di animali stilato da Link-Italia Spa in collaborazione col Corpo Forestale dello Stato, costituiscono una sorta di vendetta per quanto subito all’interno del proprio nucleo familiare: il bambino o ragazzo sfoga la propria ira sull’animale, oppure, in altri casi, assiste alle violenze che subisce lo stesso da parte di qualche componente della propria famiglia ed impara, suo malgrado, ad essere crudele verso i soggetti più deboli.

Questi fattori comportano una modifica della personalità del ragazzo, che, in età adulta, si sentirà maggiormente portato ad assumere atteggiamenti di violenza gratuita e rischia di trovare terreno fertile in una società, come quella attuale, che ha perso un po’ dei sani valori morali ed etici che la animavano sino a qualche decennio fa.

Per quanto riguarda le pene nei confronti di chi maltratta gli animali, però, il vento sembra essere cambiato. La Francia ha inasprito significativamente le pene nei confronti dei soggetti che commettono queste atrocità, andando a compensare una situazione che vedeva il paese d’Oltralpe in forte ritardo rispetto ad altri paesi europei.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Francesco Bruno, Maurizio Marazzi (2000), Inquietudine omicida - Phoenix Editore

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