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Cyberbullismo, cosa possono fare i genitori

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Pubblicato il: 06-10-2020

I consigli per arginare il crescente fenomeno del cyberbullismo.


Cyberbullismo, cosa possono fare i genitori © istock

Sanihelp.it - Tra dubbi e incertezze la scuola è ricominciata. In molte classi la gestione dell’emergenza Covid 19 ha portato ad alternare la didattica in presenza con quella online e questo incide di conseguenza sul tempo che i ragazzi passano su internet.

Diventa quindi prioritario per genitori e insegnanti intraprendere un percorso educativo dedicato alla definizione di cosa sia un comportamento digitale appropriato e delle norme di convivenza online.

Queste le indicazioni che dottori.it, portale di prenotazione online di visite mediche specialistiche, ha chiesto al dottor Mauro Schiavella, psicologo, psicoterapeuta e Manager della Ricerca presso l’Università di Milano Bicocca per aiutare gli adulti a comprendere il cyberbullismo e riuscire a intervenire in tempo.

Il primo chiarimento del dottor Schiavella riguarda i sintomi che un ragazzo può manifestare quando è vittima di bullismo che possono interessare sia la sfera comportamentale che emotiva. I genitori possono notare ad esempio l’aumento o la diminuzione evidente dell’uso dei dispositivi digitali rispetto all’uso abituale, oppure la scelta improvvisa di nascondere lo schermo quando gli adulti sono nei paraggi.

Un ulteriore campanello di allarme può essere rappresentato dalla continua apertura e chiusura dei profili social o dalla scelta di evitare eventi sociali e hobby, compresi quelli a cui in precedenza erano molto interessati. Dal punto di vista emotivo i ragazzi presi di mira dal cyberbullismo appaiono molto preoccupati, ansiosi di non riuscire a gestire ciò che li circonda, si sentono sopraffatti e in preda dei propri timori.

In tutti questi casi il consiglio dell’esperto è che il genitore dialoghi con il figlio e ne accolga le sue frustrazioni: un dialogo costruttivo può essere infatti un valido supporto per uscire da una situazione difficile.

Quello che conta comunque è che i genitori non intervengano solo a posteriori, ma che intraprendano un percorso educativo a priori dedicato alla definizione di cosa sia per loro un comportamento digitale appropriato, chiarendo quale sia la reputazione online a cui i figli dovrebbero aspirare.

I genitori dovrebbero anche vigilare sull’eventuale uso improprio di videogames vietati ai minori di 18 anni. Il percorso educativo dovrebbe partire dalla scuola primaria stabilendo poche e chiare regole rispetto all’uso dei dispositivi digitali e le relative conseguenze nel caso in cui i ragazzi non rispettino quelle regole. Essere dei modelli positivi per i propri figli è la chiave poi per essere educatori: i genitori dovrebbero essere i primi a non utilizzare la rete in modo prevaricatorio e prepotente.

Ma cosa fare nel caso si scoprisse che i propri figli sono vittime di cyberbullismo? E’ necessario documentare gli atti di cyberbullismo raccogliendoli in un archivio evitando di rispondere o inoltrare i messaggi ad altri. Fondamentale poi segnalare gli atti di cyberbullismo al distributore di servizi online perché violano i termini e le condizioni di utilizzo. Se invece gli atti di cyberbullismo comportano reati penali, vanno denunciati alle autorità competenti, a partire dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Se infine si scopre che il proprio figlio pratica azioni di cyberbullismo si può fare quella che viene definita prevenzione secondaria: si prendono in carico i cyberbulli in modo che possano lavorare su di sé e imparare a costruire relazioni sane basate sul rispetto e l’empatia.

Spesso succede che i bulli siano stati essi stessi vittime di prepotenze e violenze da parte di coetanei o adulti che li hanno portati a condizioni di sofferenza interiore e disagio psicologico che scaricano sugli altri, trasformandosi da vittime a carnefici. La psicoterapia in questo senso può essere un aiuto che permette di entrare in contatto con i propri dolori e le proprie sofferenze per poi accettarle, accoglierle e prendersene cura.



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