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Malattie infiammatorie croniche: quale approccio?

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Pubblicato il: 28-10-2020


Malattie infiammatorie croniche: quale approccio? © iStock

Sanihelp.it - Oltre un terzo dei pazienti con una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) può presentare anche i sintomi dell’artrite e di altre malattie infiammatorie immunologiche.

Viceversa chi riceve una diagnosi di spondiloartrite, artrite reumatoide o psoriasica spesso ha sintomi gastrointestinali.

Le percentuali, in entrambi i casi, possono raggiungere anche il 70%, e più tempo passa dalla diagnosi più la probabilità di manifestare i segnali delle diverse patologie aumenta.

Per questo chi riceve una diagnosi di malattia di Crohn o colite ulcerosa da un lato e chi di una malattia reumatica dall’altro, dovrebbe essere valutato non da un singolo specialista, ma da un team multidisciplinare che comprenda sia il gastroenterologo sia il reumatologo.

Si è molto insistito sulla corretta presa in carico dei pazienti affetti da MICI durante l’evento Experience Multidisciplinary Management in Inflammatory Chronic Diseases, una due giorni interamente digitali, dedicati alla condivisione e al confronto tra alcuni dei maggiori esponenti italiani della Gastroenterologia e della Reumatologia, promossa da Sandoz.

«Non è possibile fare stime precise, ma dati recenti confermano che le malattie croniche infiammatorie dell’intestino e le malattie reumatiche delle articolazioni sono sicuramente concomitanti in più del 30% dei casi» ha affermato il Prof. Roberto Caporali, Direttore del dipartimento di reumatologia e scienze mediche presso l’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano e Direttore della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università di Milano.

«Le percentuali possono arrivare anche al 60-70%. È molto importante tenere presenti questi dati, perché la manifestazione di malattie infiammatorie croniche in distretti diversi è correlata a una risposta inferiore alle terapie e, di conseguenza, a una minore aderenza alle cure, come confermano i dati del Registro GISEA (Gruppo italiano di studio sulla Early Arthritis). Un fatto di cui noi medici dobbiamo tenere conto quando ci troviamo di fronte a un paziente con artrite che presenta sintomi gastrointestinali o, viceversa, quando un paziente con MICI riporta sintomi di artrite e di altre malattie immunomediate extra-intestinali» ha asserito ancora l’esperto.

Come sottolineano anche le ultime raccomandazioni della European League Against Rheumatism (EULAR), è quindi sempre necessaria un’ attenta valutazione delle comorbidità nel paziente con malattie reumatiche, nell’ottica di avere diagnosi precise e garantire ai pazienti i trattamenti più adeguati.

Lo stesso dicasi per la Gastroenterologia: non è infrequente, per esempio, che pazienti a cui viene fatta la diagnosi di MICI riportino episodi di malattie infiammatorie della pelle o oculari, come l’uveite, anche avuti in precedenza.

«Da questo confronto tra reumatologi e gastroenterologi emerge chiaramente l’importanza di tenere in considerazione le manifestazioni extra-articolari ed extra-intestinali dovute alle malattie infiammatorie croniche - sottolinea il Prof. Silvio Danese, Responsabile IBD Center, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano – Queste patologie possono incidere fortemente sull’attività quotidiana e lavorativa. Per aumentare la qualità di vita dei pazienti è fondamentale ottenere la remissione non solo della patologia di base, ma tutte le altre manifestazioni.   Per capire quando ricorrere a questa strategia, sono stati individuati dei sintomi chiave, le cosiddette red flags».



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
ASST Gaetano Pini-CTO di Milano

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