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Lupus Awareness Month

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Pubblicato il: 05-11-2020


Lupus Awareness Month © iStock

Sanihelp.it - In molti conoscono il lupus eritematosus sistemico perché è la malattia che affligge Serena Gomes.

Si è ampiamente discusso di lupus durante i lavori del XXIII Congresso Nazionale CReI (Collegio Reumatologi Italiani), anche perché il mese di ottobre da poco conclusosi è il mese di sensibilizzazione nei confronti di questa malattia.

Dati alla mano il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una malattia tutt’altro che rara poiché affligge 5milioni di persone nel mondo di cui oltre 60.000 in Italia.

Colpisce per lo più le donne in età fertile, nella fascia di età che va dai 13 ai 55 anni, in un rapporto di 9 a 1 rispetto agli uomini. L’incidenza annuale di questa malattia, in media, è di 80-100 casi per ogni 100.000 abitanti e si può presentare anche in età pediatrica e senile.

«Il Lupus è una malattia sistemica: interessa più organi, come la pelle, le articolazioni, i reni, il sangue, i tessuti connettivi e il sistema nervoso. È autoimmune, vale a dire che il sistema immunitario della persona che ne è affetta auto-aggredisce l’organismo, ed è cronica, parola che non ha bisogno di spiegazioni» ha dichiarato Stefano Stisi, Past President CReI. 

La causa di questa malattia è ancora sconosciuta, ma ciò che si sa è che un ruolo importante nella comparsa lo giocano la genetica, i fattori ormonali, le radiazioni ultraviolette, il fumo di sigarette, l’esposizione a fattori ambientali come virus e ad agenti chimici. 

Quali sono i campanelli di allarme da non sottovalutare per la comparsa della malattia?

«Le manifestazioni articolari, come dolore agli arti, artriti, quelle a livello cutaneo, tra cui vari rush cutanei compreso la tipica manifestazione a farfalla sul visoche si presenta nella zona delle guance, e a livello ematologico, come la riduzione dei globuli bianchi– leucopenia – e delle piastrine– piastrinopenia – devono far sospettare che si possa trattare di Lupus. Questo è quanto è emerso da una ricerca sui pazienti con recente insorgenza della malattia, e che coinvolge più centri italiani specializzati nel trattamento del LES, di cui sono coordinatore», ha risposto il Professor Gian Domenico Sebastiani, Direttore della UOC Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e che ha portato all’attenzione dei presenti al XXIII Congresso Nazionale CReI quanto questa malattia sia sfaccettata

I pazienti con Lupus si possono considerare dei pazienti più a rischio Covid?

«Dai dati che abbiamo al momento non risulta che i pazienti affetti da LES siano più a rischio di altri. Il trattamento del Lupus, però, prevede anche degli immunosoppressori, che possono fare aumentare il rischio di infettarsi di Sars-CoV-2. Il consiglio, in generale, è quello di fare delle valutazioni con il proprio reumatologo, e fugare i dubbi con lui. Fare uso dei presidi di protezione individuale come la mascherina, lavare e igienizzare le mani e mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone è d’obbligo. Vaccinarsi, con i vaccini senza adiuvanti, poi, è l’altra arma che può essere d’aiuto» ha suggerito Stefano Stisi. 



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CReI

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