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Bambini e Covid 19

La pandemia mette in pericolo i diritti dei più piccoli

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Pubblicato il: 01-12-2020

Crescono le disuguaglianze tra i minori per colpa dell'emergenza sanitaria che stiamo vivendo.


La pandemia mette in pericolo i diritti dei più piccoli © istock

Sanihelp.it -La pandemia sta avendo un impatto negativo sui diritti dell’infanzia accrescendo le disuguaglianze che si traducono in opportunità diverse di salute, di educazione e benessere psico-fisico.

Lo ha evidenziato il WeWord Index 2020 secondo in 110 dei 172 paesi analizzati dallo studio donne e bambini stanno subendo una forma di esclusione sociale, mentre due paesi su tre non garantiscono una vita dignitosa alle fasce più vulnerabili.

Save The Children ad esempio ha stimato che entro la fine dell’anno nel mondo potrebbero registrarsi 500mila matrimoni forzati e un milione di gravidanze precoci.

Secondo il KidsRights Index 2020 è l’Islanda il paese in cui i diritti dei bambini sono garantiti al meglio, seguita da Svizzera e Finlandia. Il Rapporto mostra come in tutto il mondo si stanzino risorse insufficienti per tutelare i diritti dei bambini, soprattutto in ambiti come la protezione, la salute e l’educazione.

L’Italia risulta al 15esimo posto in classifica sulle cinque categorie utilizzate dal Rapporto e raggiunge il punteggio massimo solo riguardo agli aspetti legislativi.

In Europa, già prima della pandemia, un bambino su quattro era a rischio di povertà ed esclusione sociale. In Italia uno su tre. Secondo L’Atlante dell’infanzia a rischio 2020 pubblicato da Save the Children il 17 novembre, nel 2020 la crisi potrebbe relegare al di sotto della soglia di povertà altri 150 milioni di bambini nel mondo.

Per quanto riguarda l’Italia, la pandemia si è abbattuta su un Paese già fragile: nel 2019 quasi 1,7 milioni di famiglie erano classificate in povertà assoluta, di cui oltre 1,1 milioni minori.

Anche la salute dei minori è sempre più spesso in pericolo. Basta pensare a un tema importante come quello dell’obesità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, se non si mettono in atto da subito azioni incisive, nel 2030 ci potrebbero essere nel mondo 254 milioni di minori obesi, con un aumento del 60% rispetto ai 150 milioni di oggi.

Secondo l’Istat, in Italia un minore su quattro è in sovrappeso e tra 10 anni si potrebbero superare i 13 milioni di minori in tale condizione. Per questo, seguendo anche le indicazioni dell’Oms, il Rapporto ASviS 2020 propone l’introduzione della cosiddetta Sugar Tax. D’altra parte, ferma restando la necessità di un’azione preventiva rispetto a queste patologie, sarebbe importante puntare anche ad azioni di educazione alimentare per modificare degli stili di vita.

L’UNICEF segnala che nel mondo 420 milioni di bambini non possono usufruire di servizi igienico-sanitari, mentre 210 milioni non hanno accesso all’acqua potabile. Un problema che, secondo uno studio di Oxfam Italia, già prima della pandemia provocava 780mila vittime ogni anno, di cui 297mila bambini sotto i cinque anni, oltre 800 al giorno.

Sul fronte dell’educazione la situazione non è migliore. Nel mondo, circa 1,6 miliardi di studenti sono stati costretti a lasciare la scuola negli ultimi mesi a causa della pandemia. La crisi potrebbe costringere almeno 9,7 milioni di minori ad abbandonare per sempre gli studi entro la fine di quest’anno, con pesanti ripercussioni in termini di formazione e pari opportunità.

In Italia, come ricorda il Rapporto ASviS 2020 la chiusura delle scuole e la conseguente adozione della didattica a distanza ha avuto ricadute negative sia sui processi di insegnamento e apprendimento sia sulla capacità di inclusione e, di conseguenza, sul livello di competenza degli studenti e sulla dispersione scolastica: il 12,3% dei minori non disponeva di un pc o tablet a casa prima della pandemia.

Gli effetti della pandemia rischiano di penalizzare di più le bambine rispetto ai bambini. Dalle ultime ricerche di Save the Children si prevedono due milioni di casi di mutilazione genitale femminile aggiuntivi nei prossimi 10 anni, soprattutto tra chi non ha ancora compiuto 14 anni.

Dell’1,6 miliardi di studenti che non hanno potuto frequentare la scuola a causa della pandemia, saranno soprattutto le ragazze a non tornarci più: povertà e difficili condizioni familiari le costringeranno a contribuire all’economia domestica, a sposarsi o al mercato della prostituzione.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
ASviS

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