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Emergenza infanzia

Covid 19, gli effetti dannosi sui bambini

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Pubblicato il: 15-12-2020

La pandemia ha un impatto negativo sui più piccoli, in particolare sui più fragili che si trovano già in situazioni di disagio.


Covid 19, gli effetti dannosi sui bambini © istock

Sanihelp.it - Ritardi nella diagnosi di malattie per le quali il tempo è prezioso, vaccinazioni rinviate, fuga dal Pronto Soccorso anche in situazioni gravi, terapie interrotte. E un forte aumento delle disuguaglianze. Sono questi secondo la Società Italiana di Pediatria gli effetti drammatici della pandemia sulla salute ma anche sul benessere fisico e psicologico di bambini e adolescenti durante la pandemia.

«Di per sé il virus ha colpito l’età pediatrica meno e in maniera meno grave rispetto agli adulti» afferma il Presidente della SIP AlbertoVillani. Molti però sono i danni indiretti che il Covid ha provocato.

La paura di frequentare luoghi sanitari considerati a rischio di contagio, soprattutto nella prima ondata della pandemia, l’impatto improvviso e violento del virus su un sistema sanitario non preparato a questa emergenza e la conseguente necessità di dirottare il personale medico nei reparti Covid-19 sono all’origine dei danni che la pandemia ha provocato e continua a provocare su tutto il sistema della prevenzione in età pediatrica.

 «A farne le spese sono soprattutto i bambini più fragili», spiega Giovanni Corsello, Past-President SIP «ovvero quel milione di bambini con patologie croniche complesse che durante le fasi più acute della pandemia si sono trovati nella impossibilità di seguire i controlli previsti, di raggiungere i centri ospedalieri e spesso anche gli ambulatori dei pediatri di famiglia, con conseguenze negative sia sul piano clinico e sia sul piano psicologico».

Secondo i dati a disposizione circa il 40% dei bambini fragili ha interrotto i controlli spesso su indicazione stessa dei centri di riferimento, controlli spesso decisivi per evitare complicanze della patologia.

Circa una famiglia su tre di fronte a un evento critico acuto del bambino, come una crisi epilettica, ha deciso di non accedere a un servizio di Pronto Soccorso, ma di gestirlo in proprio, certamente con molti rischi tanto che durante la pandemia si è registrato un calo del 40% degli accessi alle strutture di emergenza, percentuale che in alcune aree ha toccato l’80%.

Il minor accesso ai servizi sanitari ha influito sul ritardo diagnostico anche per patologie in cui la tempestività della diagnosi può essere decisiva per evitare complicanze anche fatali. «Il caso più eclatante è quello dei bambini con diabete 1 per i quali una diagnosi tardiva significa correre il rischio della chetoacidosi, condizione potenzialmente fatale, e del coma» aggiunge Corsello.

Sul fronte delle vaccinazioni si è assistito soprattutto nella prima ondata a un calo generalizzato delle coperture vaccinali generalizzato.  Secondo un’indagine condotta da SIP e Pazienti.it oltre 3 genitori su 10 hanno rinviato le sedute vaccinali dei propri figli per paura del contagio o per la chiusura dei centri vaccinali, con il rischio di una possibile ripresa di patologie infettive prevenibili, quali pertosse, morbillo, meningiti menigococciche.

Un problema non solo italiano, perché sono molti gli Stati che a causa della pandemia hanno interrotto le vaccinazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, l'UNICEF e il Gavi hanno stimato che almeno 80 milioni di bambini siano a rischio di contrarre malattie prevenibili con le vaccinazioni in seguito alla pandemia. 

Secondo i dati preliminari OMS-Unicef relativi ai primi 4 mesi dell’anno, per la prima volta dopo 28 anni, si è verificato a livello globale un calo sostanziale del numero di bambini che hanno completato le 3 dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse.

Ma gli effetti negativi del Covid sui bambini si spingono oltre. «Epidemia da SARS-Cov-2 e epidemia di obesità, all’apparenza così distanti, sono in realtà strettamente connesse: l’isolamento, la noia, la sedentarietà spingono a un maggior consumo di alimenti calorici favorendo il sovrappeso e l’obesità che a sua volta è un fattore di rischio per il COVID-19» spiega Annamaria Staiano, Vicepresidente SIP.

Uno studio condotto a Verona su 41 bambini affetti da obesità ha evidenziato, durante il lockdown, un incremento significativo del numero di pasti giornalieri e dell’assunzione di patatine fritte, carne rossa e bevande zuccherate, rispetto al periodo precedente la pandemia. 

Inoltre, è stato descritto un aumento significativo del tempo trascorso davanti allo schermo, associato ad una significativa riduzione dell’attività fisica.  A risultati simili è giunto un lavoro condotto su 298 bambini spagnoli normopeso che ha anche messo in luce come la riduzione dell’attività fisica era più marcata nei figli di madre straniera o con titolo di studio inferiore.

«La pandemia si sta drammaticamente rivelando un acceleratore delle diseguaglianze: fattori etnici, stato socio-economico e livello culturale possono determinare una disparità anche nelle scelte alimentari aumentando il rischio di patologie croniche e obesità» aggiunge Staiano.

Se nel 2019 si stimavano circa 1 milione e 137 mila bambini in condizioni di povertà, con la pandemia la situazione si è aggravata perché l’emergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in un’emergenza sociale, con la perdita del lavoro di milioni di persone.  Secondo Save the Children entro la fine dell’anno un milione di minori in più potrebbero scivolare nella povertà assoluta, il doppio rispetto a quelli del 2019 con un impatto fortemente negativo sulla salute fisica e psicologica dei futuri adulti. 



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Società Italiana Pediatria

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