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Benessere a tavola

Meno sale, più salute

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Pubblicato il: 17-12-2020


Meno sale, più salute © istock

Sanihelp.itTroppo sale, ormai è chiaro, fa male. Non a caso in dieci anni gli italiani ne hanno ridotto del 12% il consumo passando da un’assunzione media giornaliera di 10,8 g negli uomini e 8,3 g nelle donne nel 2008-2012 a rispettivamente 9,5 g e 7,2 g nel 2018-2019.

E’ quanto emerge dal monitoraggio nella popolazione italiana adulta partito nel 2008, promosso e finanziato dal Ministero della Salute - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) e condotto dal Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

«Lo studio» spiega la dottoressa Chiara Donfrancesco, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, responsabile dell’indagine «è stato condotto su un campione di 2000 uomini e donne tra i 35 e i 74 residenti in dieci regioni italiane e ha una riduzione significativa dell'assunzione di sale di circa il 12% in 10 anni, percentuale che corrisponde a oltre un terzo rispetto all’obiettivo del 30% indicato nel Piano d'azione globale dell'OMS da raggiungere entro il 2025».

«La diminuzione dell'assunzione di sale» afferma il professor Pasquale Strazzullo, già Ordinario di Medicina Interna presso l’Ateneo Federico II e co-autore dello studio «si è dimostrata efficace nel ridurre la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari associate ed è identificata come una delle misure più convenienti, in termini di costi/benefici, per la tutela della salute a livello di popolazione. Per questo motivo, una riduzione relativa del 30% dell'assunzione media di sale entro il 2025 è tra i nove obiettivi strategici che l’OMS ha incluso nel Piano d'azione globale 2013-2020 per le malattie non trasmissibili».

Nel corso delle indagini condotte nell’ambito del Progetto CUORE condotto dall’Istituto Superiore della Sanità sono stati valutati anche i livelli di potassio, come indicatore del consumo di frutta, verdura e legumi, alimenti fra tutti più ricchi di questo prezioso minerale. L'apporto di potassio, al contrario di quello del sale, deve aumentare, in quanto associato ad un minor rischio di diverse malattie non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, calcolosi renale e osteoporosi.

I risultati hanno messo in luce che siamo lontani dagli almeno 3.510 mg raccomandati dall’OMS: nel 2008-2012, la stima della media giornaliera di assunzione di potassio era pari a 3.147 mg negli uomini e a 2.784 mg nelle donne e nel 2018-2019 è stata di 3.043 mg e 2.561 mg rispettivamente.

 «Bisogna sottolineare» dichiara la dottoressa Daniela Galeone, dirigente medico del Ministero della Salute e referente del Programma Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari e del Piano Nazionale della Prevenzione «che, nonostante l’incoraggiante riscontro di una significativa riduzione, il consumo di sale della popolazione italiana adulta resta ancora ben al di sopra di quello raccomandato dall’OMS, inferiore ai 5 g al giorno, sia per gli uomini che per le donne».

«Questi risultati, che offrono importanti indicazioni per la salute pubblica, confermano l’importanza di proseguire e rafforzare strategie già messe in atto per la riduzione del consumo di sale con l’alimentazione e la promozione di un adeguato consumo di frutta e verdura. È importante quindi che vengano fatti ulteriori monitoraggi periodici e che proseguano iniziative di sensibilizzazione dei produttori e di comunicazione per la popolazione per promuovere sempre più un’idea di salute che mira a cittadini informati, consapevoli e protagonisti delle scelte sulla propria salute» conclude la dottoressa Galeone.



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