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Cura del bebè

Aiuto, il piccolo ha la crosta lattea

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Pubblicato il: 05-01-2021

È un disturbo comune nei neonati, semplice da affrontare con piccole precauzioni quotidiane e l'uso di cosmetici delicatissimi.


Aiuto, il piccolo ha la crosta lattea © istock

Sanihelp.it - Piccole crosticine biancastre sul cuoio capelluto del bebè? Con buona probabilità si tratta di crosta lattea, una manifestazione cutanea non preoccupante che interessa circa il 50% dei neonati e che in genere scompare senza lasciare traccia ma che va comunque trattata con attenzione perché si risolva velocemente e non crei fastidi al piccolo.

Nonostante il nome, anche se non sono ancora del tutto chiarite le cause, quello che si sa per certo è che questo disturbo non ha nulla a che fare con l’alimentazione e in particolare con l’assunzione di latte. Si tratta infatti di una forma di dermatite seborroica cioè una malattia infiammatoria della pelle che colpisce le aree dove sono presenti in grande numero le ghiandole pilosebacee.

Le sue manifestazioni tipiche sono la comparsa di squamo-croste aderenti di colore dal bianco al giallastro che a volte, quando sono piuttosto grandi, possono diventare grigio-nerastre. Le squame si presentano in prevalenza sul cuoio capelluto ma a volte anche sul viso, in particolare a livello delle sopracciglia, la fronte, il mento e i lati del naso dove possono comparire anche arrossamenti.

Il disturbo è dovuto a un’iperproduzione di sebo, la sostanza grassa che protegge la pelle e il cuoio capelluto. Ecco perché oggi si definisce il problema con il termine corretto di dermatite seborroica infantile.

Non è chiaro però da dove nasca: contribuiscono fattori ereditari e giocano un ruolo importante gli ormoni materni che durante la vita uterina sono entrati nell’organismo del feto attraverso la placenta e che impiegano qualche tempo per essere smaltiti. Alcune ricerche hanno puntato il dito sulla presenza sulla cute di un fungo, la malassezia, responsabile anche della comparsa della forfora negli adulti.

Il lato positivo della questione è che si tratta più di un disagio estetico che di una vera e propria malattia: la dermatite seborroica dei bebè non è infettiva, non è contagiosa, non lascia segni sulla pelle, non fa cadere i capelli e per di più scompare da sola, senza bisogno di far nulla.

Solo in alcuni casi il persistere della crosta lattea fino ai cinque, sei mesi di vita del piccolo può essere la spia di altre patologie come la psoriasi e la dermatite atopica. E’ sempre bene comunque chiedere consiglio al pediatra che solo in situazioni estreme può prescrivere shampoo cheratolitici a base di urea oppure creme a base di idrocortisone.

Può anche succedere che la crosta lattea si ripresenti o compaia per la prima volta in altre fasce di età, in genere attorno ai quattro e ai dodici anni. Nella pubertà, infatti, le ghiandole sebacee rimaste fino a quel momento silenti, si riattivano e questo può favorire il presentarsi della dermatite seborroica. Consultare un pediatra ed eventualmente un dermatologo in questi casi è la scelta migliore.

Attenzione all’igiene, fondamentale per evitare che nelle zone colpite dalla crosta lattea la pelle, già irritata e fragile, venga sottoposta all'attacco di microrganismi nocivi. È importante, però, scegliere con cura lo shampoo, evitando tutti i prodotti aggressivi che impoveriscono la cute e peggiorano l'irritazione.

Per ammorbidire le croste si può usare un batuffolo di cotone imbevuto di un olio vegetale, di mandorle, cocco o borragine, oppure se sono molto spesse si può applicare del burro di karité o della vaselina. In alternativa si possono fare impacchi di acqua e bicarbonato prima dello shampoo.

Importante non cercare di togliere le squamette magari con metodi aggressivi grattando la cute che risponde peggiorando la situazione. Meglio anche non usare creme e oli contenenti paraffina che peggiorano la condizione delle squame.

 In molti casi la crosta lattea non dà prurito; in altri può provocare un lieve fastidio che spinge il bebè a grattarsi: meglio quindi tagliare spesso le unghie perché potrebbe graffiarsi e creare piccole lesioni in cui si insinuano batteri, responsabili di infezioni.



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