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Prevenzione Covid 19

Tampone congiuntivale, un'arma in più contro il Covid

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Pubblicato il: 20-01-2021


Tampone congiuntivale, un'arma in più contro il Covid © istock

Sanihelp.it - L’attuale vaccino contro il Covid 19 non può essere utilizzato fra gli under 16. Così, un’ampia fetta della popolazione non solo non sarà protetta nei confronti di tale malattia, che per fortuna in questa fascia d’età, nella maggior parte dei casi non comporta problemi seri, ma resterà un potenziale veicolo di infezione, esponendo a rischi anche chi non si è ancora sottoposto alla vaccinazione.

Un utile strumento per diagnosticare l’infezione da Sars-Cov-2 nei pazienti pediatrici potrebbe essere il tampone congiuntivale. «A volte può anticipare di qualche giorno l’evoluzione patologica dell’infezione da Sars-Cov-2 e quindi indirizzare il corpo sanitario verso una migliore pianificazione terapeutica» sottolinea il dottor Claudio Savaresi primario dell’Unità Operativa di Oftalmologia del Policlinico San Marco di Zingonia, in provincia di Bergamo.

 Un recente studio svolto alla Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia e pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Ophthalmology ha riportato il caso di identificazione del nuovo Coronavirus nelle secrezioni oculari di un adolescente di 11 anni. Il ragazzino, rimasto a stretto contatto con un familiare colpito dal Covid 19, era del tutto asintomatico.

Risultato positivo al tampone naso-faringeo, dopo qualche giorno l’undicenne ha cominciato a manifestare lacrimazione e bruciore agli occhi. Nella visita oftalmologica non sono stati rilevati segni di congiuntivite né di cheratite, ma il tampone congiuntivale ha messo in evidenza la presenza del Sars-Cov-2. Tale caso indica come questo virus possa essere rilevato anche in campioni congiuntivali non soltanto negli adulti, ma anche nei bambini.

La diagnosi della congiuntivite sub-acuta da Coronavirus non è facile, in quanto molto spesso, sia nei soggetti adulti sia nei soggetti pediatrici, non viene correlata alla patologia di base cioè alla positività al Sars-Cov-2, perché il paziente risulta asintomatico.

«Nel caso dell’undicenne in questione abbiamo avuto un'evidenza di come a volte il tampone congiuntivale possa anticipare di qualche giorno l’evoluzione patologica dell’infezione da Sars-Cov-2 e quindi indirizzare il corpo sanitario verso una migliore pianificazione terapeutica», commenta il dottor Savaresi.

Meno invasivo rispetto a quello naso-faringeo, il tampone congiuntivale presenta una sola criticità: in assenza di una buona secrezione lacrimale, diventa complicato raccogliere il campione da far analizzare.

La raccolta del campione lacrimale avviene inserendo il tampone (una sorta di cotton fioc) nell’angolo tra il bulbo e la palpebra. Il tampone viene quindi spedito in laboratorio, dove si identifica l’agente patogeno all’origine della malattia. Per l’analisi del tampone congiuntivale occorrono tre giorni.

Se la congiuntivite allergica, di cui soffrono molti bambini, è spesso caratterizzata da prurito e da un aumento della lacrimazione, quella causata dal Sars-Cov-2 e da altri virus provoca quasi sempre la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio. Non è comunque facile distinguere tra le diverse forme di questa malattia a carico dell’occhio, per la cui individuazione è utile il tampone congiuntivale.

Per proteggersi dall’aggressione di agenti nocivi è fondamentale che gli occhi siano ben idratati. In caso di secchezza, è utile il ricorso a lacrime artificiali. «In tal senso, sono molto utili sostituti lacrimali a base di arnica e sodio tetraborato, elemento stabilizzatore che favorisce la lubrificazione della superficie oculare e la formazione di una sorta di scudo capace di proteggere da virus e batteri» spiega l’esperto.

«Sono da poco in commercio sostituti lacrimali a base di xanthan gum, sodio ialuronato, betaina e glicina. In particolare lo xanthan gum stimola la produzione di una sorta di filtro protettivo nei confronti degli agenti patogeni. Inoltre, permane a lungo sulla superficie oculare, quindi basta un numero inferiore di instillazioni per garantire la stessa idratazione assicurata dagli altri sostituti lacrimali» spiega Savaresi.

«Infine, betaina e glicina promuovono la normale omeostasi cellulare, che invece la secchezza oculare tende ad alterare, e così proteggono dai danni ossidativi» conclude il dottor Savaresi.



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