Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Decessi neonatali

Mortalità infantile, un trauma silenzioso

di
Pubblicato il: 26-01-2021

Non se ne parla per pudore. Eppure ogni giorno in Italia muoiono sei bambini di cui tre entro la prima settimana di vita.


Mortalità infantile, un trauma silenzioso © istock

Sanihelp.it - Il solo termine, mortalità infantile, mette paura. Eppure, anche se di un dramma così devastante poco si parla, i numeri sono alti: oltre 2 mila genitori restano solo ogni anno, e questo nella sola Italia. Quello che dovrebbe essere il momento della vita e della gioia si trasforma così in pochi attimi in una tragedia.

E’ per mantenere vivo l’interesse su un tema così delicato e importante che ogni anno il 15 di ottobre  si celebra il BabyLoss Awareness Day, la giornata mondiale della consapevolezza sul lutto in gravidanza e dopo la nascita, in nome di quei bambini che non ci sono più̀ ma che sono esistiti e meritano un’identità nella memoria dei genitori e della società̀.

Partiamo dalle definizioni: per morte perinatale si intende il decesso del feto a partire dalla 28esima settimana oppure del neonato entro la prima settima. Ogni giorno in Italia, secondo i dati più̀ recenti, muoiono 6 bambini di cui 3 entro i primi 7 giorni di vita, nonostante l’incidenza della mortalità perinatale sia diminuita negli anni grazie anche alle moderne tecniche di diagnosi e di monitoraggio del benessere fetale.

I numeri restano comunque alti se si calcola che il tasso di mortalità infantile, che misura la mortalità nel primo anno di vita, è in Italia di 2,81 bambini ogni mille nati vivi. «La mia riflessione nasce dopo avere visto il film Pieces of a Woman» commenta l’avvocato Andrea Marzorati, esperto in responsabilità medica. «La storia ruota attorno alla domanda sul perché una cosa così dolorosa come la perdita precoce di un figlio accada all’improvviso».

«Le statistiche confermano che l’ostetricia e la ginecologia hanno il più alto rischio clinico per numero di eventi avversi ed entità dei risarcimenti, ma la prima cosa che i genitori chiedono non è certo di quantificare il risarcimento per la perdita subita, ma di aiutarli a capire perché sia successo, se si tratti di un caso di malasanità e se la tragedia fosse evitabile» continua l’esperto.

«Alcuni errori, che possono dare luogo a responsabilità medico-sanitaria, si verificano durante la gravidanza, altri nel travaglio e parto ma anche successivamente alla nascita e sono dovuti principalmente ad omessa, tardiva o errata diagnosi oppure terapia» spiega l’avvocato.

«Anche durante il parto possono essere commessi degli errori. E’ il caso di una manovra di disimpegno eseguita non correttamente che procura al neonato una distocia di spalla oppure a un taglio cesareo effettuato in ritardo con conseguente sofferenza per carenza di ossigeno. Ciò potrebbe, nei casi più gravi, procurare al neonato una encefalopatia ipossico ischemica o una paralisi cerebrale infantile o, addirittura, il decesso» conclude l’esperto.

Ma dove preferiscono partorire le mamme italiane per essere sicure? Secondo il Certificato di assistenza al parto, pubblicato dal Ministero della Salute nel 2020 e relativo all’anno 2017, i dati evidenziano che, a livello nazionale, l’89,5% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, il 10,4% nelle case di cura e solo lo 0,1% altrove. In particolare  su 452.270 parti in Italia nel 2017, solo lo 0,08 è avvenuto in casa.

Nel 2020, a causa del Covid, si è registrato un lieve incremento del numero di parti a casa, per il timore delle neomamme di contrarre l’infezione in ospedale, ritenendo così più sicuro il proprio domicilio.

Anche se gli studi clinici non sono concordi nel definire oggettivamente rischioso il parto domestico è innegabile che, in caso di complicanze, l’assistenza che madre o figlio possono ricevere in una struttura sanitaria sia più sicura rispetto a quella domiciliare.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Redazione

© 2021 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?