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Realtà virtuale

Le carezze intime virtuali hanno effetti reali

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Pubblicato il: 23-03-2021

Tocchi e carezze del tutto virtuali, soprattutto se su zone corporee proibite, sono capaci di suscitare reazioni reali. Anche di piacere. Lo ha scoperto uno studio italiano.


Le carezze intime virtuali hanno effetti reali © iStock

Sanihelp.itSessualità e realtà virtuale sono al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di Sapienza Università di Roma, Istituto Italiano di Tecnologia, IRCCS Fondazione Santa Lucia, coordinati da Salvatore Maria Aglioti, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica Nature. La ricerca, volta a esplorare se il tocco indiretto nella realtà virtuale immersiva riflette le caratteristiche individuali e sociali di base delle interazioni interpersonali nella vita reale, è stata condotta su due gruppi di uomini e di donne con diverso orientamento sessuale.

Ai partecipanti, fatti sedere su una sedia a sdraio indossando un casco-schermo per la realtà virtuale, è stato mostrato un corpo virtuale nella loro stessa posizione: grazie alla realtà virtuale immersiva, è stata loro indotta la sensazione di star osservando il proprio corpo. Una volta indotta questa sensazione, i partecipanti osservavano un avatar uomo e un avatar donna toccare il loro corpo virtuale in diversi punti, comprese le parti più intime, come la zona genitale (il tocco non veniva erogato sul corpo reale). Dopo ogni carezza, il partecipante doveva valutare se il tocco fosse stato piacevole o spiacevole, quanto fosse stato erogeno, opportuno o attivante. In aggiunta alle sensazioni soggettive, veniva registrata la reattività fisiologica alla carezza virtuale, indice implicito e non controllabile di quanto il corpo reagisce a quello che sta esperendo.

È emerso, così, che tutti i partecipanti riportavano come erogeno il tocco virtuale sulle zone intime, rispetto ai tocchi ricevuti sulle altre aree del corpo (zone più sociali, come la mano e zone più neutre, come il ginocchio). L’erogeneità veniva modulata in base al sesso dell’avatar che stava toccando: partecipanti eterosessuali trovavano più erogeno il tocco dell’avatar di sesso opposto, mentre i partecipanti gay e lesbiche quello dell’avatar dello stesso sesso.

Il tocco, inoltre, veniva considerato più appropriato per gli uomini eterosessuali quando proveniente dall’avatar donna, mentre per le donne eterosessuali non vi era differenza rispetto all’appropriatezza se proveniente da avatar donna o uomo. In modo speculare, gli uomini gay consideravano ugualmente appropriato il tocco di uomo e di donna, mentre per le donne lesbiche il tocco nelle zone intime era più appropriato quando proveniente da donna (mentre nelle aree più sociali e neutre non vi era differenza se a toccare era un uomo o una donna). I risultati della reattività fisiologica (nello specifico, la conduttanza cutanea), indicavano che i tocchi sul corpo dei partecipanti inducevano sensazioni diverse: in particolare, il tocco proveniente dall’avatar donna induceva un innalzamento della reattività quando erogato sulle zone intime.

«Mentre la maggioranza degli studi presenti in letteratura si è focalizzata sulle differenze di sesso nelle reazioni ai tocchi, abbiamo voluto evidenziare che l’orientamento sessuale svolge un ruolo altrettanto rilevante e dovrebbe essere sempre preso in considerazione» spiega Matteo Lisi, uno degli autori dello studio, insieme a Martina Fusaro  che conclude «I risultati di questo studio sono importanti poiché evidenziano come sia possibile, mediante la realtà virtuale immersiva, indurre sensazioni vicarie molto simili a quelle in indotte da situazioni della vita reale. Il paradigma sviluppato, e applicato per la prima volta in questo studio, potrebbe essere utile per indagare la sfera intima in alcune persone che per diversi motivi preferiscono non essere toccate (per esempio, alcune persone con disturbo dello spettro dell’autismo o persone che hanno subito violenze fisiche o sessuali)»



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